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Doppie imposizioni: come si applicano le Convenzioni

di Luigi Pellecchia CommentaIn Fiscalità Estera, Testata

La doppia imposizione si ha quando  due Paesi hanno il diritto di tassare il reddito prodotto da un soggetto, sia esso persona fisica che società.

Sebbene, come principio generale, si è  sempre soggetti alla normativa fiscale del paese in cui si risiede, si potrebbero verificare situazioni in cui bisogna pagare le tasse anche nel paese di origine.

Al fine di evitare le doppie imposizioni, i Paesi stipulano tra loro delle Convenzioni, che sono trattati internazionali mediante i quali si regola l’esercizio della potestà impositiva sui redditi e/o sul patrimonio dei soggetti  residenti.

Lo scopo delle Convenzioni, inoltre, è anche quello di prevenire l’evasione e l’elusione fiscale, infatti, l’Italia ha aderito al “BEPS”(Convenzione multilaterale per l’attuazione di misure relative alle convenzioni fiscali finalizzate a prevenire l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti), redatta a Parigi nel novembre 2016 .

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In base alla maggior parte degli accordi fiscali bilaterali, le tasse pagate nel paese in cui si producono  vengono dedotte da quelle che si versano nel paese di residenza, in altri casi, il reddito che si percepisce nel paese in cui si produce potrebbe essere considerato imponibile solo in quel paese ed esente dalle imposte nel paese di residenza.

Al di là di quanto previsto dalle Convenzioni, spesso la magistratura  è stata chiamata a dirimere questioni che hanno creato conflitto tra le fonti di diritto che regolano l’istituto delle doppie imposizioni, ossia il contrasto o presunto tale che nasce tra norma nazionale (T.U.I.R), Direttiva e Convenzione.

La C.T.P. Di Milano con la sentenza 294/5/2012, affronta la problematica tra disciplina interna  e quella convenzionale, affermando che  in caso di contrasto tra normativa interna (nello specifico è stato messo in discussione l’art. 110, comma 10, del Tuir) e disposizioni contenute nelle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni, queste ultime devono prevalere sulla base del criterio di specialità, SENZA prendere in considerazione, come sostenuto dall’Amministrazione finanziaria, il criterio della successione delle leggi nel tempo.

La Corte di Cassazione con la sentenza n° 27111 del 28 dicembre 2016, affronta invece la questione tra Direttiva e Convenzione, evidenziando come il recepimento della Direttiva  90/435 (c.d. Madre – Figlia) operante in materia di distribuzione dei dividendi, non produce affatto il superamento della convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni. La Direttiva citata,  agisce in modo da determinare con la Convenzione bilaterale “una disciplina complessiva e complementare di contrasto alla doppia imposizione, secondo un regime opzionale di alternatività”.

Esiste un conflitto di competenze tra norme e leggi nazionali che il legislatore evidentemente non riesce a esplicitare nella produzione di testi normativi. Vista anche la proliferazione di queste norme, sia su base nazionale, sia internazionale, un riordino legislativo è sicuramente un aspetto da considerare.

L’adesione al BEPS è sicuramente un primo passo importante in quanto ha anche come finalità quello di integrare e modificare numerosi Trattati contro le doppie imposizioni sui redditi, senza necessariamente doverle rinegoziare in base al singolo accordo bilaterale.


Autore dell'articolo
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Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su rivista di economia.

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