Doppia residenza fiscale: la condizione di ““resident but not domicilied”

di Giovanni Elia In Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

“Doppia” Residenza fiscale: criticità della condizione di “resident but not domicilied”.

Con la recente pronuncia n. 5382, depositata in data 04.04.2012, i Giudici di legittimità della V sezione sono tornati a pronunciare sulla residenza fiscale delle persone fisiche confermando, in sostanza, l’orientamento giurisprudenziale consolidato circa il rilievo determinante di elementi di fatto connessi alla sfera degli interessi privati del contribuente.

L’iscrizione all’Aire ha ormai (e definitivamente) assunto una valenza marginale a vantaggio del “luogo in cui il soggetto gestisce i propri interessi vitali in modo riconoscibile dai terzi (cfr. Cass., sez. V, sentenza n. 5382 depositata il 04.04.2012)”.

In non poche circostanze però è possibile che la sussistenza di un duplice requisito formale, qui richiamando rispettivamente la condizione di soggetto iscritto all’anagrafe dei residenti all’estero e la condizione di “residente” per la legge di un altro stato, induca a credere di essere al riparo dall’accertamento sulla condizione di residente nel territorio italiano.

L’assunto ora esposto è da confermare quanto alla natura di mera credenza poiché il vaglio sulla qualità di residente, ai fini fiscali, è oggi improntato su un criterio di prevalenza quantitativa e qualitativa degli interessi personali del soggetto accertato presenti in un determinato paese piuttosto che in un altro.

In queste circostanze, alla luce della difficoltà di un utilizzo immediato delle disposizioni contenute nelle convenzioni contro le doppie imposizioni, tornerà più che mai utile l’esame di tutte le circostanze di fatto che permettano di collegare un soggetto ad un determinato territorio ma che necessariamente saranno ridotti a legami di carattere personale, tali da giustificare l’attaccamento ad un dato territorio (come per altro ribadito dalla giurisprudenza comunitaria Caso C –262/99 che ha interpretato in modo estensivo il dettato dell’art. 4, par. 2, lett. a), del mod. di convenzione Ocse contro le doppie imposizioni – conformemente numerose pronunce della Cassazione).

In questi casi di doppia residenza, pertanto, resta concreto il rischio di una ripresa fiscale che sia orientata a derimere il conflitto ad integrale vantaggio di una sola delle realtà impositive in causa.

Un esempio interessante può essere fornito dalla condizione di “resident but not domicilied”.

Il resident not domicilied è, a tutti gli effetti, fiscalmente residente nel Regno Unito, ma l’imposizione avviene in via esclusiva sui redditi ivi prodotti non rilevando invece, i redditi prodotti in territorio estero. Eccezione alla regola espressa, è il c.d. remittance basis principle, secondo cui sono assoggettati comunque all’imposta nel Regno Unito i redditi ivi canalizzati (incassati, o comunque riscossi).

A tale posizione, è contrapposta la figura del residente ordinario, il soggetto quindi che residente nel Regno Unito abbia a tale residenza affiancato il domicile of choice (domicilio di scelta), pertanto, assoggettato alla tassazione secondo il worldwide income taxation principle.

Sia per l’amministrazione Italiana che per quella Britannica, in accordo con quanto statuito all’art. 4, della convenzione contro le doppie imposizioni, un soggetto che abbia il proprio centro di interessi nel territorio dello stato è considerato fiscalmente residente in quel territorio, soprattutto in mancanza di una espressa attribuzione di domicilio (come accade per i soggetti not domicilied).

A ciò deve essere aggiunto il richiamo a quanto precedentemente esposto sul modello di imposizione peculiare che caratterizza il modello dei not domicilied, questi vengono tassati, quasi esclusivamente secondo il criterio della fonte, sfuggendo quindi e in Italia e in Gran Bretagna all’imposizione dei redditi di provenienza estera.

Di questo tratto peculiare, la stessa convenzione Ocse sembra dare atto all’ultimo capoverso del primo comma dell’art. 4, dove, si prevede che il generale criterio di residenza non trova applicazione con riguardo ai soggetti imponibili nel supposto stato di residenza (applicando i criteri generali) esclusivamente per redditi derivanti da fonti ivi situate. Questa specificazione, è sicuramente in grado di mettere in difficoltà tutti coloro che subiscono l’imposizione fiscale, secondo il criterio dei not domicilied, solo su redditi di fonte Britannica, sembrando tuttavia ammissibile (ma non pacifico) che quando sussistano redditi di altra provenienza allora ritornerebbe in vigore la normale disciplina della convenzione.

Alla luce delle conclusioni cui univocamente giungono sia la prassi che la giurisprudenza, diventa difficile ammettere che la condizione su esposta possa offrire una valida opposizione ad un accertamento sulla residenza fondato su elementi di puro fatto, esponendo – nei casi “fisiologici”- il contribuente ai rischi del procedimento amministrativo, che raramente si risolve in una stretta di mano.

Le argomentazioni esposte fondano concretamente il pericolo che lo status di resident but not domicilied, non sia di per sé idoneo a costituire in capo al contribuente la qualità di soggetto residente all’estero ai fini fiscali e per l’Amministrazione territoriale Italiana.

L’argomento è stato ulteriormente approfondito dall’autore in un articolo pubblicato sulla  Rivista Fiscalità Estera n. 4/2012  di cui si riporta il Sommario Completo:

Aspetti ed elementi contrattuali

Il contratto di concessione di vendita nell’ambito internazionale – di Enrico Calore

Aspetti Fiscali

Fisco irlandese di Guido Ascheri

Imputabilità della residenza fiscale italiana al cittadino residente nel Regno unito e soggetto al regime “resident but not domicilied” di Giovanni Elia

Dichiarazione di investimenti all’estero esperienza americana e italiana a confronto di Marco Q. Rossi

La tassazione delle società in corea del sud  di Lorenzo Riccardi

Samara e le sue potenzialità di Ana Maria Pérez Magdalena

Varie

Tax residency – Residenza fiscale di Francesca Romana Bottari

L’e-Commerce come canale di vendita all’estero: stato dell’arte e opportunità di Stefano Grigoletti

L’incubatore aziendale di Fulvio Degrassi

UE: libertà di spostamento dei lavoratori residenti in UE e trattamento contributivo e previdenziale: distacco di Fulvio Degrassi

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Autore dell'articolo
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Giovanni Elia

Giovanni Elia, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 2009, e nel corso dell'anno 2010 ha frequentato il master di Diritto Tributario dell'Unione Europea A. Berliri. Terminato il tirocinio professionale per l'abilitazione alla professione forense, prosegue gli studi per il conseguimento della Laurea in economia Aziendale e presta collaborazione in studi Studi professionali specializzati in Intermediazione Finanziaria, Fiduciarie e Trust Companies. [email protected]