distacco lavoratori comunitari all'estero

Il distacco dei lavoratori comunitari in Italia

di Rag. Luigi Rodella CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Alcune considerazioni sul d.lgs 136/2016 in applicazione della direttiva comunitaria 2014/67/UE.

Il distacco in campo transnazionale è uno strumento sempre più utilizzato nell’ambito comunitario ed extracomunitario, quale strumento rivolto alle aziende per realizzare progetti destinati ad un mercato mondiale. Il quadro che si è venuto a creare vede sempre più spesso coinvolti lavoratori che si spostano da uno Stato all’altro, alcune volte in trasferta, ma spesso in regime di distacco.
Questa migrazione tecnologica, seppur temporanea, ha reso necessario un intervento di coordinamento da parte del Consiglio dell’Unione Europea, affinché non si creassero condizioni di dumping sociale tra gli Stati membri, favorendo invece un clima di concorrenza leale, volta a garantire nei confronti dei lavoratori condizioni economiche e normative analoghe nei due Stati, quello di provenienza e quello di destinazione del lavoratore.

La prima direttiva comunitaria che ha fornito le linee guida da adottarsi nella legislazione dei vari Stati membri, è stata emanata nel 1996 (CE direttiva Consiglio 16 dicembre 1996, n. 96/71/CE G.U.C.E. 21 gennaio 1997, n. L: 18); in Italia è stata recepita dal d.lgs. n. 72 del 25 febbraio 2000.
Successivamente, l’Unione Europea ha emanato la direttiva 2014/67/UE che si affianca alla precedente per integrarne i contenuti, rendendo così la materia dei distacchi più aderente alle problematiche attuali. La presente disciplina è stata recepita dal nostro Stato, con il decreto legislativo n. 136/2016, pubblicato sulla G.U. serie generale n. 169 del 21 luglio 2016.

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Decreto legislativo 136/2016 – concetto di distacco
Come sopra evidenziato, questa nuova direttiva è stata adottata allo scopo di integrare e migliorare la precedente normativa contenuta del decreto legislativo 72/2000. Occorre però rilevare che il presente d.lgs 136/2016, abroga il precedente decreto (72/2000), ridefinendo tutta la materia ed agevolando così l’utente che non deve porre i due decreti a confronto sommandone i contenuti, in quanto il nuovo provvedimento contiene
le disposizioni del precedente decreto legislativo, con alcune modifiche, che tengono in considerazione sia del mutato panorama normativo che delle necessità di raccordo con le nuove disposizioni introdotte dalla direttiva comunitaria del 2014.

La recente norma, amplia il concetto di distacco, disciplinando l’impiego di lavoratori stranieri qui in Italia, con altre due tipologie di lavoro, come la somministrazione e l’appalto.
Relativamente alla somministrazione, già il precedente decreto legislativo 72/2000, regolamentava questo istituto; oggi il lavoro interinale è stato ripreso all’articolo 1 commi 2 e 3 del d.lgs. 136/2016. Questa rilettura comporta anche l’adeguamento della normativa che nel precedente decreto si rifaceva alla legge 196/1997, oggi invece all’articolo 4 del d.lgs. 276/2003.

Viene previsto che nel settore dei trasporti su strada, il presente decreto si applica anche alle ipotesi di cabotaggio, mentre non si applica al personale navigante delle imprese della marina mercantile.

Distacco da parte di società ubicate in “Stato Terzo”.
Forse è un modo singolare per definire tutti quei lavoratori distaccati da aziende ubicate in Paesi extracomunitari, convenzionati ovvero non convenzionati. Forse era meglio essere più chiari.

Rammento che il d.lgs. 72/2000, all’articolo 1 definiva “Stato non membro”.

Oggi le disposizioni che si applicano ai anche agli “Stati terzi”, riguardano l’applicabilità delle disposizioni contenute negli articoli:

– 3 (Autenticità del distacco);
– 4 (Condizioni di lavoro e di occupazione);
– 5 (Difesa dei diritti);
– 10 (Obblighi amministrativi);
– 11 (Ispezioni).

Mentre per i Paesi non convenzionati, oltre al rispetto degli articoli qui sopra proposti, si devono versare i contributi ed i premi in Italia, in base al principio generale della lex loci, secondo le nostre regole interne, oltre ovviamente alle norme italiane sulla immigrazione.

Coordinamento con gli altri Regolamenti comunitari
Vorrei evidenziare che il nuovo decreto legislativo, deve essere “letto” avendo sempre presente le altre disposizioni comunitarie che disciplinano tutta la complessa materia sui distacchi. Ad esempio questa normativa non contiene le disposizioni previdenziali e di sicurezza sociale, che derogano il principio della territorialità, per tutta la durata del distacco, per cui ci si deve raccordare con l’articolo 12 del Regolamento CE 883/2004. In questo caso, esiste una norma speculare alla nostra, prevista nello Stato comunitario della società distaccante, che prevede che per tutta la durata del distacco (24 mesi), il lavoratore rimane iscritto unicamente in capo all’Ente di previdenza e di assistenza della nazione straniera originaria.

Naturalmente trattandosi di regolamento, la norma è direttamente applicabile nel nostro Paese, senza necessità di recepimento.
Al Regolamento CE 883/2004 dobbiamo affiancare anche il Regolamento di applicazione (CE) n. 987/2004 (articoli da 14 a 21). In virtù di tali Regolamenti sono state altresì fornite disposizioni per tutti i lavoratori distaccati in UE relativamente ai “documenti portatili” attestanti la legittimità del distacco, in base alle proprie leggi locali. In Italia la circolare Inps 99/2010, ha fornito le spiegazioni per la compilazione; analogamente, questo è stato fatto in tutti i Paesi comunitari.

Il “documento portatile” attestante il distacco, è stato denominato formulario A1 e sostituisce il precedente formulario E 101.

Voglio quindi osservare che ogni lavoratore comunitario distaccato in Italia, per tutta la durata del distacco è in possesso di questa documentazione;
per cui ogni organo di vigilanza italiano ha sempre potuto verificare (prima con il modello E 101 oggi con il mod. A1) la provenienza del lavoratore distaccato, la decorrenza, il nominativo del datore distaccante, l’Ente di previdenza originario, ecc.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

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