Valore delle merci in dogana

Gli elementi rilevanti per la determinazione del valore in dogana delle merci

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

La normativa comunitaria disciplina in modo rigoroso gli elementi che devono essere aggiunti al prezzo effettivamente pagato o da pagare alle merci presentate in dogana. Ciò tuttavia non ha esonerato nel corso del tempo, l’esposizione di questioni interpretative da parte di operatori del settore confluite almeno in parte, nei contenziosi tributari.

Il presente articolo (tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 9/2015, dove è possibile leggere l’articolo completo, la Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO) nel commentare la normativa di settore, propone al lettore una analisi ragionata del percorso logico-giuridico per addivenire ad una corretta individuazione di tutti quegli elementi che rilevano e che non rilevano alla determinazione del valore doganale.

Si premette che la normativa di settore si occupa del valore in dogana nelle operazioni di importazione, sottacendo l’ applicazione della stessa per la valorizzazione di eventuali dazi all’esportazione.

Gli articoli che andremo ad analizzare sono essenzialmente due: l’art. 32 e 33 del Codice doganale comunitario (da adesso CDC).

In particolare i commi 2 e 3 dell’art. 32 specificano con chiarezza due principi guida fondamentali.

Il primo è che, ogni elemento che deve essere aggiunto al valore delle merci è basato esclusivamente su dati oggettivi e quantificabili. Vale a dire che non può farsi ricorso a ricostruzioni induttive, sulla base di indici presuntivi.
Il secondo principio, determina l’esclusività della norma stessa, la quale afferma che per la determinazione del valore in dogana, nessun elemento è aggiunto al prezzo effettivamente pagato o da pagare, fatti salvi quelli previsti dal presente articolo.

Una prima famiglia di elementi da considerare riguarda quelli che pur non essendo inclusi nel prezzo pagato (o da pagare) sono a carico del compratore. Si tratta in particolare delle commissioni e spese di mediazione, ad esclusione delle commissioni di acquisto, il costo dei contenitori, il costo dell’imballaggio comprensivo sia della manodopera che dei materiali, che ai fini doganali viene considerato un tutt’uno con la merce presentata.

Il secondo gruppo di elementi, fa riferimento al valore dei prodotti e servizi specificamente elencati nella legge, nella misura in cui essi, sono forniti direttamente o indirettamente dal compratore, senza spese o a costo ridotto e sono utilizzati nel corso della produzione e della vendita per l’esportazione delle merci importate. Anche in questo caso, tale valore è ovviamente preso in considerazione solo se non è già stato incluso nel prezzo pagato (o da pagare).

I servizi specificamente elencati sono: le materie, componenti, parti e elementi similari incorporati nelle merci importate, gli utensili, le matrici, gli stampi ed oggetti similari utilizzati per la produzione delle merci importate, le materie consumate durante la produzione delle merci importate, ed infine i lavori d’ingegneria, di studio, d’arte e di design, piani e schizzi, se eseguiti in un paese non membro della Comunità e necessari per produrre le merci importate.

È doveroso puntualizzare che tali elementi rilevano se e solo se sono stati forniti direttamente o indirettamente dall’acquirente della merce stessa.

La terza famiglia attiene ad una serie di elementi intangibili ed in particolare i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore è tenuto a pagare, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita delle merci da valutare.
Si tratta principalmente delle royalties pagate per l’importazione e la commercializzazione delle merci contrassegnate dal marchio. Nella pratica, infatti, il titolare del marchio si assicura il controllo della filiera di produzione nei paesi a basso costo di manodopera, e la filiera di distribuzione delle merci, al fine di incassare i diritti di licenza.

 

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 9/2015, dove è possibile leggere l’articolo completo.
La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!

Autore dell'articolo
identicon

Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *