Dal PIL al BES (Benessere equo sostenibile)

Dal PIL al BES: nuovi strumenti di misurazione del benessere collettivo

di Alberto Baroni CommentaIn Attualità, Parliamo di ...

Come è noto, lo strumento oggi maggiormente usato per calcolare la crescita economica è il Pil (Prodotto Interno Lordo).
Esso corrisponde, in buona sostanza, al valore dell’insieme dei beni e servizi che, in un certo periodo, vengono prodotti nel territorio di una comunità (nazionale, locale, etc.) al netto dei beni e servizi consumati per produrli. Esso quindi rappresenta il valore aggiunto della produzione, ed in quanto tale viene redistribuito (una volta detratta la quota destinata all’ammortamento dei mezzi di produzione) sotto forma di salari, rendite, interessi e profitti.

Il passaggio al sistema SEC 2010: criticità – Nel 2014 il Pil è stato oggetto di alcune modifiche riguardanti il suo computo, in particolare allorché a livello europeo, in ossequio a direttive Eurostat (ed in accordo con le linee guida internazionali stabilite nel Sistema dei conti nazionali delle Nazioni Unite “2008 SNA”), si è passati al sistema contabile SEC 2010 (che ha sostituito il precedente SEC 1995), rivedendo alcune metodiche contabili e tra l’altro includendo i proventi illeciti derivanti da attività come traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol) (1).
Tale inclusione risponderebbe ad esigenze di carattere scientifico, ossia alla necessità di ottenere una maggior precisione dei dati in base al principio di esaustività, computando nella ricchezza prodotta anche quella derivante da alcune attività occulte presenti nel contesto oggetto di rilevazione, assicurando al tempo stesso una maggiore uniformità di conteggio tra diversi paesi. In effetti il Pil italiano già tentava di comprendere quelle attività che, pur lecite, sfuggivano alle registrazioni ai fini tributari (2).

L’inclusione delle attività illecite previste dal SEC 2010 appare criticabile da più punti di vista. Al di là delle considerazioni di ordine morale, si noti che un aumento del Pil così calcolato potrebbe anche essere conseguenza di un aumento di attività illecite, il che non solo non costituisce un vantaggio per la comunità oggetto di rilevazione, ma anzi rappresenta un pericolo anche economico, in quanto un maggior tasso di criminalità aumenta la condizione di debolezza di quella stessa comunità, nonché diviene un deterrente allo svolgersi delle attività economiche regolari.

In aggiunta, si consideri che il Pil è un valore fondamentale per alcuni indici da cui scaturiscono importanti decisioni (e/o vincoli) di finanza pubblica (anche a livello internazionale), come la pressione fiscale, oppure i rapporti deficit/Pil e debito/Pil. L’inclusione dei guadagni illeciti potrebbe dar luogo a distorsioni contabili.

Per fare un esempio, la pressione fiscale è misurata in rapporto (%) al Pil (3): aumentando quest’ultimo per via dell’inclusione (e dell’eventuale aumento) di attività illecite si avrebbe un miglioramento puramente aritmetico del rapporto predetto, e ciò potrebbe ingannare il contribuente, facendo pensare che vi sia stato un atto politico di riduzione dell’imposizione fiscale. L’inclusione delle attività illecite previste dal SEC 2010 appare dunque in contrasto con le esigenze di buon governo, nonché con quelle di trasparenza dell’azione politica (rendendo quindi più difficoltoso, da parte degli elettori, il giudizio sull’operato dei propri governanti).

Quanto detto evidenzia i limiti del Pil quale strumento di misurazione del benessere. Si tenga inoltre presente che il Pil, in quanto valore sintetico, non è in grado di evidenziare la distribuzione dei redditi, ignorando fenomeni di polarizzazione degli stessi, in conseguenza dei quali un numero minoritario di soggetti detiene una quota-parte dei redditi proporzionalmente maggiore, fenomeno in aumento rispetto al passato. Per maggior chiarezza, un aumento del Pil viene generalmente recepito positivamente dai mercati e dall’opinione pubblica, ma esso potrebbe essere la conseguenza di eventi economici a seguito dei quali i ricchi divengono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri (4).

In altre parole, come disse Bob Kennedy, il Pil “…misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta” (5).

 

Il Bes – Al fine di trovare un indicatore che in modo più adeguato potesse fornire un quadro complessivo del benessere di una società, (non abbandonando le componenti contabili ma) includendo anche gli effetti socio-relazionali delle attività produttive, il Cnel e l’Istat stanno portando avanti un progetto dal quale sta venendo alla luce un nuovo modello di misurazione, il BES (Benessere equo e sostenibile, http://www.misuredelbenessere.it/).

I rapporti Bes si basano sulla misurazione di dodici parametri di benessere (chiamati “domini”) attraverso complessivamente 134 indicatori. I domini del benessere sono:

1) salute;
2) istruzione e formazione;
3) lavoro e conciliazione dei tempi di vita;
4) benessere economico;
5) relazioni sociali;
6) politica ed istituzioni;
7) sicurezza;
8) benessere soggettivo;
9) paesaggio e patrimonio culturale;
10) ambiente;
11) ricerca e innovazione;
12) qualità dei servizi.

Per ognuno di questi vengono analizzati degli indicatori (es. per il dominio “salute” abbiamo 14 indicatori, tra cui speranza di vita alla nascita, indice di stato psicologico, eccesso di peso, fumo, sedentarietà, alimentazione). Rispetto al Pil, il rapporto Bes non fornisce un unico valore-indice che possa essere misura onnicomprensiva di tutte le variabili osservate, e non vi è neanche un unico valore-indice riassuntivo per ogni dominio di benessere, ma lo stato del benessere complessivo viene dedotto da quanto analizzato dai singoli indicatori, potendosi in tal modo registrare miglioramenti per un dominio e peggioramenti per un altro, oppure risultati positivi e negativi all’interno di uno stesso dominio.

Il Rapporto Bes 2014 – L’ultimo rapporto elaborato è quello 2014 (6).
I dati utilizzati, provenienti da numerose fonti, in alcuni casi consentono un‘analisi dell’evoluzione degli indicatori fino ai primi mesi del 2014, in altri casi fotografano la situazione al 2013 o talvolta anche a date precedenti, a seconda della metodologia di raccolta. Come dicevamo sopra, esso mostra dei miglioramenti in alcuni indicatori, ma peggioramenti in altri.
Nel caso della salute (dominio 01), ad es., si riscontra un miglioramento quanto alle condizioni di salute e ad alcune cause di mortalità, ma decresce il benessere psicologico, mentre altri indicatori (eccesso di peso, sedentarietà) rimangono stabili. Su istruzione e formazione (dominio 02) si riscontra un miglioramento degli indicatori in termini di titoli di studio conseguiti, ma peggiorano quelli relativi ai Neet (coloro che né studiano né lavorano) ed alla partecipazione culturale. Gli indicatori del benessere economico (dominio 04) forniscono un quadro d’insieme negativo.
Come ultimo esempio, prendiamo il benessere soggettivo (dominio 08): la soddisfazione per la propria vita mantiene valori mediamente elevati e stabili nell’insieme generale, ma la crisi comincia a far vedere dei cedimenti di tale soddisfazione in alcuni segmenti della popolazione (ad es. i giovani tra 20 e 24 anni); nell’ambito dello stesso dominio si registra invece una generalizzata flessione per la soddisfazione riguardo al tempo libero (7).

Implicazioni con il mondo fiscale

In quanto mero strumento di misurazione statistica, il Bes non incide direttamente nella normativa finanziaria e fiscale del paese. Tuttavia si può ipotizzare che dalla sua diffusione possano scaturire degli effetti significativi anche in tale ambito. Ad esempio, se il dominio 06 (Politica ed istituzioni) facesse registrare segnali negativi, ciò potrebbe costituire uno stimolo per prestazioni migliori da parte degli attori di tale settore, coinvolgendo anche l’efficienza del sistema tributario. Analogamente, se il dominio 12 (Qualità dei servizi) facesse registrare degli indici positivi, ciò significa che i cittadini hanno percezione dell’utilità dei servizi pubblici e ciò potrebbe far aumentare la tax compliance (8).

Conclusioni

Il progetto Bes costituisce una modalità di misurazione del benessere complessivo di una società che, in aggiunta ai meri dati economici, tenta di includere delle rilevazioni riguardo a diverse altre forme di benessere (fisico, relazionale, psicologico).

Tale progetto è di ausilio per prendere coscienza delle interrelazioni della vita sociale di una comunità, la cui dimensione economica (lungi dall’essere esclusiva rappresentazione del benessere complessivo) risente in effetti dell’andamento di altre variabili quali salute, istruzione-formazione-cultura, funzionamento delle istituzioni e dei servizi, rispetto dell’ambiente e del territorio, sicurezza e giustizia, gestione delle relazioni sociali, percezione soggettiva del proprio status.

Nel suo insieme, il Bes tenta di dare conto della complessità della realtà sociale, e come tale necessita di uno sforzo di lettura e di comprensione più elevato rispetto a quello che eravamo abituati a fare con il solo Pil, il quale è certamente utile, ma anche insufficiente per comprendere appieno i mutamenti socio-economici.

_________________________________________

(1)Cfr. ISTAT, Sec 2010: cambia il sistema dei conti nazionali , in http://www.istat.it/it/archivio/110424

(2)L’Istat ha stimato l’economia sommersa tra il 16,3 ed il 17,5% del Pil nel 2008 (cfr. ISTAT, Indagine conoscitiva sugli Organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco – Audizione del Presidente f.f. dell’Istituto nazionale di statistica Antonio Golini alla Commissione VI del Senato , Roma, 11 marzo 2014, pag. 9, http://www.istat.it/it/archivio/115041 );

(3)Cfr. http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&L=0&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=117&cHash=9da04002f6f6878cf0115f2b4b21373c

(4)“Il 10 per cento delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2,4 per cento del totale dei redditi prodotti; il 10 per cento di quelle con redditi più elevati percepisce invece una quota del reddito pari al 26,3 per cento (…). L’indice di concentrazione di Gini misurato sui redditi familiari risulta pari al 35,6 per cento, leggermente più elevato del valore registrato nel 2010 (35,1 per cento). Lo stesso indice calcolato sui redditi equivalenti è pari al 33,3 per cento (contro il 32,9 per cento del 2010).” (BANCA D’ITALIA, I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012 , in Supplementi al Bollettino Statistico, anno XXIV, n. 5, 27/01/2014, pag. 13, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2012/suppl_05_14n.pdf )

(5)R. F. KENNEDY, Discorso all’Università del Kansas, 18/03/1968, in http://www.jfklibrary.org/Research/Research-Aids/Ready-Reference/RFK-Speeches/Remarks-of-Robert-F-Kennedy-at-the-University-of-Kansas-March-18-1968.aspx

(6)Cfr. ISTAT – CNEL, Bes 2014 – Il benessere equo e sostenibile in Italia, Roma, giugno 2014, in http://www.istat.it/it/archivio/126613

(7)Cfr. ISTAT – CNEL, Bes 2014 – Sintesi , in http://www.istat.it/it/files/2014/06/sintesi-bes2014.pdf

(8)Correttezza, lealtà e spontaneità nell’adempimento tributario da parte del contribuente.

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Alberto Baroni

Contabile presso la Corte di Appello di Perugia. Dopo il Diploma di Ragioniere e Perito commerciale, comincia a lavorare come impiegato amministrativo presso varie aziende del settore privato, specializzandosi soprattutto nel campo contabile. Divenuto Assistente Tributario presso l’ex Ministero delle Finanze (Firenze, Perugia), passa successivamente al Ministero della Giustizia (Perugia) ove attualmente lavora, occupandosi tra l’altro di adempimenti fiscali e di emolumenti accessori al personale. Nel 2011 consegue con lode la Laurea (quadriennale) in Scienze politiche, con una tesi in Scienza delle finanze e diritto finanziario dal titolo “Gli elementi di sperequazione nella tassazione della famiglia – Alcune simulazioni in vista di un progetto di riforma”. Ha conseguito inoltre il Diploma in Teologia presso la locale scuola diocesana.

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