Credito d'imposta per redditi prodotti all'estero

Crediti di imposta per redditi prodotti all’estero

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

A distanza di tempo dall’intervento normativo operato con la legge n. 80 del 2003, l’applicazione della disciplina operativa sul meccanismo del credito di imposta per redditi prodotti all’estero è risultata bisognosa di chiarimenti. Un anno fa l’Agenzia delle Entrate, con intento esplicativo ha diramato nel mese di marzo una corposa circolare, la n. 9 del 2015.

Con il presente articolo, tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 4/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo, cerchiamo di illustrare il punto di vista dell’amministrazione fiscale che con il citato documento di prassi ha inteso fissare, almeno per sua parte, alcuni punti fermi sull’interpretazione dell’art. 165 del TUIR.

 

Torniamo sull’argomento dei crediti di imposta per redditi prodotti all’estero per svolgere alcune considerazioni esposte nella circolare AE n. 9 del 5 marzo 2015, circa i meccanismi di calcolo degli importi che diventano per il contribuente “credito di imposta” scomputabile dalle imposte sul reddito italiane.

Il comma 1 dell’articolo 165 del TUIR prevede in via generale che per il calcolo del credito di imposta è necessario che le imposte estere siano pagate a titolo definitivo e che l’importo massimo del credito spettante non superi la quota di imposta corrispondente al rapporto tra redditi esteri e il reddito complessivo, al netto delle perdite dei precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione.

Il documento di prassi esemplifica tale ultimo concetto attraverso l’uso di una formula: RE/RCN x imposta italiana

dove RE sta per reddito estero, ed RCN è il reddito complessivo già depurato dalle perdite dei precedenti periodi di imposta.

In merito alle componenti di tale formula sono sorti nel corso del tempo numerosi dubbi cui sono stati forniti i chiarimenti di seguito illustrati.

 

Reddito estero
Con riferimento al reddito estero (RE) ci si è posti il problema se lo stesso dovesse essere considerato al lordo ovvero al netto dei costi sostenuti per la sua produzione. L’Amministrazione fiscale italiana ha chiarito che il reddito estero di regola è da intendersi al “lordo” motivando tale scelta “in ragione delle obiettive difficoltà nella determinazione e nel controllo dei costi effettivamente imputabili a singoli elementi reddituali”.

Poiché detta quantificazione potrebbe prestarsi ad operazioni elusive, l’Agenzia ha manifestato la possibilità di avvalersi del sindacato anti-elusivo/anti-abusivo, oggi disciplinato dall’art. 10-bis dello Statuto del Contribuente.
Differentemente nel caso in cui il reddito sia stato prodotto all’estero mediante stabile organizzazione e nel caso di reddito da lavoro autonomo il criterio è quello al “netto” dei costi sostenuti per la loro produzione. Nulla è detto circa le ragioni di tale diverso criterio.

 

Reddito complessivo netto
Se le perdite sono così elevate da consumare interamente il reddito italiano e parte di quello estero può accadere che aritmeticamente il rapporto sopra descritto sia superiore all’unità. Per evitare un incoerente “finanziamento di imposte estere”, si assume in tali casi che il rapporto sia pari all’unità, vale a dire che “l’accreditamento delle imposte estere non può essere superiore alla quota di imposta italiana”.

 

Definitività dell’imposta
Il concetto di definitività dell’imposta implica che:

1. non può sussistere una modificazione dell’imposta a favore del contribuente (es. pagamento in acconto o in via provvisoria in presenza di un contenzioso pendente);
2. non è possibile da parte del contribuente maturare il diritto al rimborso, eventualmente anche secondo il meccanismo di compensazione con altre imposte dovute nello Stato estero;
3. Le imposte sono versate al fisco estero ed il contribuente sia in possesso di una documentazione comprovante il pagamento.


L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 4/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.

La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!

Inoltre per approfondire le novità del credito d’imposta per i redditi esteri, a seguito delle modifiche introdotte dal Decreto Internazionalizzazione, ti segnaliamo anche la nostra Circolare del Giorno “Novità del credito d’imposta per i redditi esteri”, e l’eBook “Le novità del Decreto Internazionalizzazione (eBook)”

Autore dell'articolo
identicon

Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *