Contributo erogato dalla PA: la corretta applicazione dell’Iva

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, Iva

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n. 34 del 21/11/2013 relativa al corretto inquadramento delle erogazioni di danaro da parte degli enti pubblici qualificabili come contributi ovvero corrispettivi in senso sostanziale ai fini fiscali.

L’esigenza di diffondere un documento che essenzialmente richiama principi di base del diritto amministrativo e del diritto civile, conformati alla normativa comunitaria, sorge non banalmente, dalle numerose richieste che sono state poste all’Amministrazione Fiscale sotto forma di interpello (Art. 11 legge n. 212/2000).

La discriminante principale è individuata nella più o meno esplicita natura contrattuale ovvero nella esistenza di un rapporto sinallagmatico tra le parti in gioco.

 

QUANDO SI TRATTA DI CORRISPETTIVO …

In linea generale, un contributo assume rilevanza ai fini IVA se erogato a fronte di un’obbligazione di dare, fare, non fare o permettere, ossia quando si è in presenza di un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive. In altri termini, il contributo assume natura onerosa e configura un’operazione rilevante agli effetti dell’IVA quando tra le parti intercorre un rapporto giuridico sinallagmatico, nel quale il contributo ricevuto dal beneficiario costituisce il compenso per il servizio effettuato o per il bene ceduto.

Ad esempio, nel richiamato documento di prassi si considera sussistente un rapporto sinallagmatico ogni qualvolta la proprietà dei risultati della ricerca ovvero la proprietà dell’opera finanziata sia trasferita in tutto o in parte all’ente finanziatore.

Di rilievo alla distinzione tra corrispettivo e contributo è la previsione nella convenzione della clausola risolutiva, essendo la risoluzione applicabile soltanto ai contratti a prestazioni corrispettive e l’obbligo di risarcimento del danno derivante da inadempimento, che evidenzia un interesse patrimoniale da parte del soggetto erogatore.

Con ogni evidenza le erogazioni conseguenti alla stipula di contratti in base al Codice dei contratti pubblici (DLgs 163/2006), adottato in recepimento di apposite direttive comunitarie, si inseriscono all’interno dello schema contrattuale.In particolare l’Amministrazione, procede all’individuazione del soggetto che fornisce una prestazione a fronte della quale l’amministrazione stessa si obbliga alla erogazione delle correlate somme.

Si opera peraltro all’interno di una erogazione-corrispettivo anche se i contratti sono stipulati al di fuori o in deroga alle norme del codice dei contratti pubblici. Ciò avviene quando il contratto a prestazioni corrispettive regola rapporti per settori esclusi a norma dello stesso codice (per esempio: contratti riguardanti la sicurezza nazionale), ovvero quando i rapporti sono costituiti con soggetti dai particolari requisiti per i quali gli affidamenti sono effettuati al di fuori delle regole del medesimo codice (per es: le società operanti secondo il modello organizzativo dell’ In house providing), con la conseguenza che si rendono applicabili tutte le norme tributarie che regolano tali fattispecie.

 

QUANDO SI TRATTA DI CONTRIBUTI PUBBLICI …

Di contro, l’esclusione dal campo d’applicazione dell’IVA è stata ravvisata ogni qual volta il soggetto che riceve il contributo non diventa obbligato a dare, fare, non fare opermettere qualcosa come controprestazione.

Al fine di accertare se i contributi di cui trattasi costituiscano nella sostanza corrispettivi per prestazioni di servizi, ovvero si configurino come mere elargizioni di somme di denaro per il perseguimento di obiettivi di carattere generale, occorre fare riferimento al concreto assetto degli interessi delle parti.

La corretta qualificazione di una somma come corrispettivo o contributo richiede, inoltre, un’attenta analisi dell’accordo/provvedimento che ne prevede l’erogazione, al fine di verificare se il soggetto che riceve il denaro sia tenuto all’esecuzione dell’attività finanziata o costituisca un mero tramite per il trasferimento delle somme a terzi attuatori, e di determinare se il soggetto erogante sia il committente dei progetti sovvenzionati.

La natura di contributo delle erogazioni, è sicuramente da individuarsi nei casi in cui l’Amministrazione agisce con riferimento all’articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241, contenente la disciplina dei provvedimenti amministrativi attributivi di vantaggi economici.

In particolare tale norma dispone che “ La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi”.

A volte, il procedimento per la erogazione di somme è definito a livello comunitario ed attuato nell’ordinamento domestico attraverso bandi o delibere di organi pubblici (per es: il CIPE). Anche in questi casi l’erogazione di vantaggi economici in favore dei soggetti individuati dal regolamento comunitario si inserisce nella funzione amministrativa ed esula dallo schema dei contratti a prestazioni corrispettive.

Si può affermare inoltre che l’amministrazione non opera all’interno di un rapporto contrattuale quando le erogazioni sono effettuate in esecuzione di norme che prevedono l’erogazione di benefici al verificarsi di presupposti predefiniti, come ad esempio nel caso degli aiuti di Stato automatici.

Infine le somme erogate dai soci soggetti pubblici, quali apporti di capitale, esposti in bilancio all’interno del patrimonio netto, non possono essere considerate corrispettivi di prestazioni di servizi in quanto si inseriscono nell’ambito del rapporto associativo e non sono collegate ad alcuna controprestazione da parte del soggetto beneficiario.

 

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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