Rimanenze: serve il prospetto anche in semplificata

di Francesco Brandi CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Primo Piano

La  Cassazione civile, con Ordinanza n. 8907 dell’11 Aprile 2018 ha ribadito che  anche le imprese minori a contabilità semplificata devono indicare il valore delle rimanenze,  con valutazione distinta per categorie omogenee.
La vicenda partiva da un avviso di accertamento scaturito da un p.v.c. con cui l’Agenzia delle entrate contestava ad un imprenditore in contabilità semplificata la discordanza tra il valore delle rimanenze di magazzino quantificato dai verbalizzanti in 3,1 milioni di euro e quello delle giacenze contabili, determinato il 4, 5 milioni: la differenza veniva valorizzata in quanto ritenuta afferente a vendite “in nero”.

La Ctp di Bari accoglieva parzialmente il ricorso,  dichiarando dovuta solo la sanzione per l’omessa compilazione del prospetto delle rimanenze.

La Ctr rigettava sia l’appello principale del contribuente che quello incidentale dell’Agenzia delle entrate che chiedeva la conferma dell’accertamento.

Col successivo ricorso per Cassazione il contribuente denunciava, tra l’altro, la violazione, falsa applicazione ed erronea interpretazione del combinato disposto degli articoli 18, comma 2, d.p.r. 600/1973, 62 comma 1, d.p.r. 597/1973 e 9 comma 1 d.lgs. 471/1997, in quanto in un precedente di legittimità le “imprese” minori sono state esentate dall’obbligo di predisporre il prospetto analitico per categorie omogenee delle rimanenze ai sensi del predetto articolo 18.

I giudici di Cassazione hanno rigettato la doglianza attraverso un’interpretazione sistematica della normativa: infatti l’art. 18 comma 2 del d.p.r. 29-9-1973 n. 600, che disciplina le modalità di tenuta della contabilità semplificata per le “imprese minori” prevede che “i soggetti che fruiscono dell’esonero, entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione annuale, indicano nel registro degli acquisti tenuto ai fini dell’imposta sul valore aggiunto il valore delle rimanenze”. Tale norma, però, disciplina solo l’aspetto formale della condotta che deve essere tenuta dalle imprese minori sul punto (indicazione delle rimanenze), mentre il contenuto sostanziale della stessa è disciplinato dall’art. 62 comma 1 del d.p.r. 29-9-1973, n. 597, il quale dispone che “le rimanenze dei beni indicati nel primo comma dell’art. 53 si valutano distintamente per categorie omogenee, formate da tutti i beni del medesimo tipo e della medesima qualità”.

Solo in un isolato precedente (cfr. Cass. 4307/1992) si è sostenuto che per le imprese minori non fosse necessario indicare le rimanenze in base a categorie omogenee essendo sufficiente l’indicazione del valore globale nel registro Iva acquisti.

Tutte le pronunce successive (cfr. Cass. 22174/2006, 9946/2003 ecc.), cui la Cassazione in questo caso   ha ritenuto di adeguarsi, hanno stabilito che anche le imprese minori, di cui all’art. 18 comma 2 del d.p.r. n. 600 del 1973, devono indicare nel registro degli acquisti tenuto ai fini Iva il valore delle rimanenze, la cui valutazione, come prescrive l’art. 62 del d.p.r. 597 del 1973, deve essere fatta distintamente per categorie omogenee, formate da tutti i beni del medesimo tipo e delle medesima quantità.

 

Per approfondire scarica il commento completo “Imprese in contabilità semplificata e prospetto rimanenze” (con testo integrale della sentenza) del dott. F. Brandi



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Francesco Brandi

Funzionario presso Agenzia delle Entrate, Direzione centrale affari legali e contenzioso; dottorando in diritto tributario pressa la facoltà di Giurisprudenza dell'Università "La Sapienza" di Roma.

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