Confisca allargata nei delitti tributari e principio di capacità contributiva

di Livio Gucciardo CommentaIn Il peso del fisco, In Evidenza, Legge di Stabilità, Parliamo di ..., Primo Piano

Proseguono i lavori in Senato per la conversione in legge del D.L. 124/19 (c’è tempo sino al 25 dicembre), con cui sono state previste misure per esigenze fiscali e finanziarie indifferibili. L’obiettivo del legislatore è di rafforzare la lotta all’evasione fiscale.

La relazione illustrativa del 26 ottobre 2019, a proposito della disciplina penale contenuta all’art. 39 del citato decreto, rubricato «modifiche alla disciplina penale e della responsabilità amministrativa degli enti», chiarisce che la nuova disposizione è funzionale all’introduzione di strumenti volti a rafforzare e a razionalizzare la risposta sanzionatoria che l’ordinamento prefigura in rapporto ai reati tributari. La relazione precisa altresì che si estendono a tale settore specifico del diritto penale «incisive misure e sanzioni di natura patrimoniale», rendendo operativo in materia l’istituto del sequestro e della confisca allargata o per sproporzione a carico dei soggetti condannati per i più gravi delitti tributari.

È dunque cristallina la volontà del legislatore di colpire capitali e patrimoni di origine criminale formatisi grazie alla commissione sistematica e continuativa di forme evasive di apprezzabile entità, dimostrando in questo modo di avere recepito l’importante portata offensiva delle condotte antigiuridiche previste e punite dai delitti tributari.

La norma nella conversione del Decreto Fiscale

La confisca allargata o per sproporzione applicabile ai reati tributari – qualora approvata – sarà disciplinata dall’art. 12 ter al D.Lgs. 74/00, che rimanda all’art. 240 bis c.p..

La norma – apprezzabilmente ritoccata durante l’iter di approvazione alla Camera dei Deputati –stabilisce che si applica l’art. 240 bis c.p. in caso di «condanna  o  di  applicazione  della  pena  su  richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale», quando:

  • l’ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore  a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 2;
  • l’imposta evasa è superiore a euro centomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 3;
  • l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 8;
  • l’ammontare delle imposte, delle sanzioni e degli interessi è superiore ad euro centomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 11, comma 1;
  • l’ammontare  degli elementi attivi inferiori a quelli effettivi o degli  elementi  passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 11, comma 2».

Il disposto risulta parecchio composito, dato che per la sua operatività occorre che si verifichi una delle ipotesi tassativamente previste, tutte caratterizzate da una soglia ritenuta sufficiente per rendere efficace la presunzione di professionalità della condotta evasiva dell’agente, così da attrarre nell’area dell’illiceità – e quindi della suscettibilità alla confisca – i beni sproporzionati rispetto ai redditi o alle attività economiche legali di questi.

La confisca di cui all’art. 12 ter del D.Lgs. 74/00 può insistere su qualsiasi bene, materiale o immateriale, passibile di valutazione economica nella titolarità ovvero nella disponibilità, anche per interposta persona fisica o giuridica, del condannato, che risulti significativamente sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica esercitata, avuto riguardo al momento dell’acquisizione dei singoli beni stessi. La sproporzione in parola non deve potere essere giustificata dal reo, il quale ha l’onere di provarne la lecita provenienza, applicandosi in tal modo un’inversione dell’onere della prova.

La confisca allargata costituisce, dunque, uno speciale strumento per recidere il nesso tra patrimoni illeciti e criminalità, ravvisandosi in essa una spiccata finalità preventiva. È tuttavia da rilevare il dato emergente dalle manifeste intenzioni del legislatore di adottare nell’ambito dei reati tributari siffatta misura, alla quale viene conferita una funzione più propriamente repressiva, servente altresì ad incrementare le entrate erariali.

Si lede il principio di capacità contributiva?

La confisca dell’art. 240 bis c.p. sembra così assumere la forma di strumento “impo-esattivo” sussidiario dei patrimoni presuntamente illeciti dei condannati per delitti tributari, diretto ad espropriare il titolare dei beni o il soggetto che ne abbia la disponibilità – come avvertito in passato da certa dottrina già prima dell’introduzione normativa di cui qui si tratta[1] – dell’intero ammontare dei proventi non dichiarati al fisco e non della sola imposta evasa.

Tale impianto teorico parrebbe sacrificare l’esatta applicazione di elementari principi dell’ordinamento giuridico, atteso che la nozione di profitto nel particolare ambito dei reati tributari è costituita dall’imposta evasa e non dall’intero ammontare dei proventi non dichiarati al fisco[2].

Ebbene, se si ammette che la confisca allargata, applicata ai reati tributari, costituisce una sanzione patrimoniale diretta al recupero di evasione fiscale, allora si permette che questa assuma la veste di misura espropriativa dell’oggetto dell’imposizione e non di una quota dello stesso, ovvero di tutta la parte eccedente (dunque sproporzionata) dei beni rispetto al reddito o all’attività economica esercitata dal condannato per uno dei delitti tributari previsti dall’art. 12 ter del D.Lgs. 74/00.

Gli effetti sanzionatori della norma risulterebbero sicché apprezzabilmente acuiti e, insomma, il principio di capacità contributiva correlativamente eliso.


[1]M. Lanzi, art. 240-bis, in A. Cadoppi – S. Canestrari – P. Veneziani (diretto da), Codice penale commentato con dottrina e giurisprudenza, Torino 2018, pag. 940.

[2]Cfr. Cass., Sez. II, 4 marzo 2015, n. 9392; Cass., Sez. III, 30 ottobre 2013, n. 6995.

Sul tema e dello stesso autore leggi anche “Decreto fiscale: confisca allargata” con il testo della sentenza della Corte Costituzionale in materia.

Domande Frequenti

Cosa prevede il decreto fiscale in materia di confisca dei beni?

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Autore dell'articolo
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Livio Gucciardo

Livio Gucciardo, nato da nel Agrigento 1987, dipendente pubblico, ha conseguito la laurea in operatore giuridico d'impresa presso la facoltà di economia dell'Università dell'Aquila, la laurea magistrale in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e il master universitario di II livello in diritto tributario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È attualmente dottorando di ricerca in Scienze economiche, aziendali e giuridiche dell'Università “Kore” di Enna.

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