Cina: aiuti pubblici all’istruzione in aumento

di Lorenzo Riccardi 2 CommentiIn Fiscalità Estera

Il Governo Cinese vede sempre più l’istruzione ed una sua equa diffusione all’interno di tutte le fasce della popolazione come fondamento di una società migliore e dalle pari opportunità. Questa grande attenzione ha visto negli ultimi anni un crescente impegno del governo, diretto soprattutto alle classi meno abbienti.

Ammonta a 120 miliardi di CNY (15 milardi di euro) la spesa globale sostenuta lo scorso anno sotto la voce degli incentivi all’istruzione. Le aree di intervento interessate sono state il sostegno all’istruzione durante la prima infanzia (4 miliardi di CNY), alla scuola primaria e obbligatoria (17 miliardi di CNY), fino a raggiungere la maggiore incidenza nel comparto istruzione superiore e università (95 miliardi di CNY).
In totale su base annua si è assistito ad un incremento di 5,9 milardi di CNY (+ 5% rispetto al 2012).
Il governo resta la principale fonte di finanziamento con circa 80,5 miliardi di CNY (68% del totale). Di questi più della metà provengono dall’apparato centrale (43 miliardi), mentre la restante parte è a carico delle amministrazioni locali. Importante è poi il contributo di programmi forniti da enti finanziari (15 miliardi di CNY) e da donazioni di istituzioni scolastiche e soggetti privati (23 miliardi di CNY).
Gli aiuti giungono a destinazione innanzitutto sotto forma di libri ed altri materiali scolastici, mentre le esenzioni alimentari stanno assumendo sempre più rilevanza negli ultimi anni. Si stima infine che un totale di 126 milioni di studenti beneficino annualmente di queste agevolazioni.
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Lorenzo Riccardi

Dottore commercialista specializzato in fiscalità internazionale. E’ Professore Associato presso Xian Jiao Tong-Liverpool University dove insegna taxation e advanced taxation ed è autore di articoli e saggi su tematiche di vario genere relative agli investimenti stranieri in Asia Orientale. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ricopre il ruolo di sindaco e consigliere per diversi gruppi societari ed è socio dello Studio di consulenza RSA, specializzato in Asia e paesi emergenti. Ha pubblicato “Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam” edito da IlSole24Ore ed è membro dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, del Registro dei Revisori dei Conti in Italia, dell’accountants association del Vietnam e dell’Hong Hong Institute of CPAs in Hong Kong. Tiene seminari e convegni su economia e diritto tributario in Oriente ed è responsabile della sezione “Asia” della banca dati online “Fisco e Tasse” (Maggioli Editore).

Comments 2

  1. Ogni paese che si rispetti punta sull’istruzione. Senza una buona formazione, senza una scuola che garantisca un’istruzione adeguata e al passo con i tempi non è possibile pensare allo sviluppo. Bene la Cina, malissimo il nostro paese. Qui da noi i giovani sono costretti ad andare all’estero e gli insegnanti a fare i miracoli. Se in alcuni paesi ci si lamenta perchè nei laboratori non si ha l’ultimo modello di pc qui da noi manca perfino la carta igienica nei bagni. Per una volta prendiamo esempio dalla Cina e torniamo ad investire nella formazione dei nostri ragazzi!

    1. La formazione del giovani è un bel problema. In una società cosi’ complessa se la scuola non è all’altezza dei tempi crea solo disoccupati. Bisogna anche che la scuola diventi piu’ selettiva, è inutile creare tanti laureati con una cultura a livello di media superiore….(quando va bene!). Inoltre bisogna rivedere tutta la normativa dei tirocini e degli stage…. che oggi sono solo una perdita di tempo sia per l’ospitante che per l’ospitato.

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