Strategie di ottimizzazione fiscale

Il caso dei tassi di interesse negativi e l’ottimizzazione fiscale

di Carmine Robert La Mura CommentaIn Dichiarazioni, Il peso del fisco

A tutti è ben noto che nella situazione di mercato attuale, su profili temporali di breve termine i tassi di interesse su alcuni titoli obbligazionari sono negativi ovvero prossimi allo zero.

Tralasciando le implicazioni macroeconomiche ed i riflessi di lungo periodo sui processi di accumulazione del risparmio, possiamo affermare che il calo dei rendimenti ovvero l’appiattimento della curva dei tassi è stato determinato principalmente dagli acquisti massicci della Banca Centrale di titoli di Stato ma anche da valutazioni di strategie di ottimizzazione fiscale.

Sappiamo che il DL 138/2011 come modificato dal DL 66/2014 ha innalzato dal 20 al 26% l’aliquota di tassazione dei redditi di capitale ex art. 44 TUIR e diversi ex art. 67 I comma lettera da c bis a c quinquies del TUIR, salvo lasciare inalterata la tassazione al 12,5% per i titoli di stato ed altre poche eccezioni.

Inoltre, risulta nota la possibilità di compensare le minusvalenze originatesi dalla vendita di azioni, obbligazioni, rimborsi di sicav e SGR con le plusvalenze realizzate, (fatta eccezione quelle derivanti da sicav e SGR), dalla vendita di tali strumenti finanziari.

Il riporto delle minusvalenze, realizzate ed accantonate nel cosiddetto “zainetto fiscale”,  è ammesso  nel limite di 5 anni incluso l’anno di realizzo della stesse.

Ad esempio, ipotizziamo di aver optato per il  regime del risparmio amministrato e di aver venduto nel 2015 un titolo realizzando una minusvalenza di euro 1000,00; qualora nel 2016 alienassimo dei titoli registrando una plusvalenza di euro 1.200,00 la ritenuta del 26% sarà applicata solo su euro 200,00 pari alla differenza tra euro 1.200,00 e la minusvalenza a riportare di euro 1.000,00.

Secondo le disposizioni vigenti, la minusvalenza non potrà essere riportata oltre il 2019. Per evitare di perdere il vantaggio derivante dalla compensazione delle minusvalenze, è opportuno verificare la presenza di strumenti finanziari con plusvalenze non realizzate nel proprio portafoglio e di valutarne la compensazione.

Qualora l’orizzonte temporale di investimento sia di lungo periodo si potrà riaprire la posizione adeguando i valori di carico a quelli correnti di mercato ed evitando di pagare in futuro delle imposte allorquando si decida di liquidare definitivamente la posizione.

Consideriamo ora il caso di un investitore che voglia precostituirsi uno zainetto fiscale ovvero un credito di imposta da utilizzare per compensare capital gain attuali o futuri. 

Una strategia di ottimizzazione fiscale spesso utilizzata è quella di acquistare un titolo obbligazionario sopra la pari con cedola periodica.

Alla scadenza, il titolo registrerà una minusvalenza in quanto il titolo viene rimborsato alla pari, nel contempo la minusvalenza potrà essere utilizzata in compensazione. Il vantaggio consiste nel fatto che la minusvalenza effettiva è inferiore a quella realizzata a causa dell’incasso delle cedole conseguite nel periodo di investimento, (per chiarezza si precisa che fino a qualche anno fa la minusvalenza effettiva era solitamente nulla!)

Ad esempio, ipotizziamo l’acquisto di un titolo di stato italiano codice ISIN IT0004489610 per euro 50.000,00 nominali. Il predetto titolo secondo i dati riportati sui migliori siti finanziari ha una quotazione in acquisto di euro 112,36 con un rendimento effettivo a scadenza di -0.50% annuo e cedola annuale del 4,25%, pagando euro 56.180,00 oltre rateo interessi.
Questo investitore, considerando il rimborso ed il flusso cedolare degli interessi percepiti alla scadenza riavrà a disposizione lo stesso capitale investito, ma realizzerà anche una minusvalenza lorda di euro 6.180,00; infatti, ha acquistato con quotazione 112,36 ed ha rivenduto alla scadenza del 2019 a 100,00 registrando una minusvalenza di euro 12,36 ogni 100 euro investiti.

Trattandosi di minusvalenza derivante da titoli di stato, la stessa deve essere adeguata secondo il DL 66/2014 con un fattore di conversione pari al 48,06792% della minusvalenza. Pertanto, registreremo una minusvalenza di euro 6.180,00 ma fiscalmente ci sarà riconosciuto euro 2.970,59 a titolo di credito di imposta da utilizzare in compensazione di plusvalenze derivanti da redditi finanziari nei limiti previsti dai decreti summenzionati.

Bisogna tenere in considerazione che nell’esempio riportato il vantaggio fiscale è quasi interamente assorbito dal rendimento negativo del titolo, ma vi sono casi in cui la convenienza fiscale è evidente.

La scelta dei titoli da impiegare per l’ottimizzazione fiscale varia continuamente e dipende anche dalla situazione corrente di mercato.

In linea di massima, l’acquisto di titoli a scadenza molto breve e con rendimento positivo sopra la pari genera anche un credito di imposta a scadenza; ma è necessario, comunque, analizzare attentamente il singolo caso specifico per verificarne l’effettiva convenienza

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Carmine Robert La Mura

Abilitato alla professione di Dottore Commercialista nel 1995. Iscritto all' Albo al N. 328/A, Revisore Legale. Specializzato nella Consulenza Aziendale, Tributaria e del Lavoro. Ho collaborato con diversi Studi Professionali ed Aziende dal 1999. Mi sono occupato di finanza agevolata, consulenza del lavoro ed elaborazioni buste paga, controllo di gestione, valutazioni aziendali di societa' quotate e non, con produzione di perizie giurate di parte nelll'ambito di procedure concorsuali all'accesso di Concordati Preventivi ovvero finalizzate alla cessione di quote societarie. Ho un'esperienza ultradecennale nell'ambito del Contenzioso tributario prima come collaboratore di diversi studi professionali, poi presso lo studio di cui sono socio. Nel corso dell'attivita' si e' cercato in primis di raggiungere accordi di favore per il contribuente nella fase precontenzioso ( adesione al PVC, Accertamento con Adesione e Mediazione), poi nella fase contenziosa consigliando le strategie dfiensive piu' opportune.

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