Cash flow e crisi economica

di Francesca Romana Bottari CommentaIn Controllo di Gestione

La crisi economica in atto individua problemi nuovi e complessi da affrontare.

Tra questi in particolare vorrei porre l’attenzione sul dibattersi del mercato in una stretta di liquidità. Da una parte c’è un notevole aumento del numero dei così detti “cattivi pagatori”, che oggi comprende purtroppo anche i clienti di solito solventi che scelgono se e a chi effettuare i pagamenti dovuti; dall’altro, le imprese che grandi e piccole, devono difendere la propria liquidità.

Come si possono conciliare due aspetti così antitetici?

E’ vero sì che le imprese devono rivedere la loro capacità negoziale e contrattuale nei confronti della clientela in modo da poter condurre a buon fine le vendite fino al pagamento (valutazione e analisi del rischio). E’ altresì necessario però che analizzino il loro stato di salute, nonché le loro aspettative e definiscano quindi le strategie per poter consolidare la loro reputazione presso il sistema bancario e conseguire e mantenere la liquidità necessaria.

La chiave di valutazione per questo secondo punto è il Cash flow, il miglior strumento per valutare la capacità finanziaria e la redditività d’impresa.

Il Cash flow si calcola partendo dall’utile d’esercizio prima della imposte al lordo degli ammortamenti e dell’incremento delle scorte. Si includono anche i cambiamenti relativi a riserve, accantonamenti, fondi di riserva, profitti estranei all’azienda, spese e prelievi privati.

Detto in termini molto pratici, il cash flow deve coprire almeno gli ammortamenti. Serve poi a verificare se i mezzi guadagnati dall’impresa bastano per far sopravvivere l’attività senza dover ricorrere a indebitamenti esterni.

Vuol dire quindi, in primo luogo che le vendite non devono venir condotte con una politica di credito al cliente, ma in modo da garantire il pagamento a breve termine e i debiti dell’impresa devono risultare per entità e durata copribili con i ricavi percepiti.

Nel medio termine (3 – 5 anni max) preventivare un cash flow positivo vorrebbe dire che l’impresa è in grado di ripagare il capitale o di effettuare investimenti di ampliamento. Nel medio lungo periodo (5 – 8 anni) il cash flow dovrebbe bastare per ripagare i debiti aziendali di medio – lungo periodo. Qualora risultasse in diminuzione, si dovrebbe verificare se ciò è dovuto ad investimenti straordinari (niente di male !) o a una guerra dei prezzi nel settore o a un rincaro massiccio delle spese di produzione. Se così fosse si dovrebbero individuare i provvedimenti da seguire per ripristinare il livello di liquidità necessaria.
Francesca Romana Bottari
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

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