Brexit e possibili effetti sull'IVA

Brexit: possibili effetti sull’IVA

di Paolo Battaglia CommentaIn Brexit, Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Per effetto della Brexit non cambierà niente per le imprese nell’immediato futuro perché il governo britannico avrà due anni per negoziare le condizioni di uscita e le future relazioni con i restanti 27 Stati membri. Questo periodo potrà essere ulteriormente esteso perché soggetto ad approvazione da parte della maggioranza degli Stati membri dell’UE.

In mancanza di accordo, il Regno Unito cesserà di appartenere all’Unione europea a partire dall’estate 2018.

Nel breve periodo le uniche ripercussioni di rilievo sono osservabili sui mercati finanziari. Ad un primo periodo di caduta della sterlina su euro e dollaro, si è verificata una frenata e poi un rimbalzo in salita, ma le speculazioni sono sempre dietro l’angolo. Importanti ripercussioni potranno aversi sul mercato immobiliare, strettamente connesso a quello finanziario e delle garanzie e meno direttamente (soprattutto a Londra) a quello economico.

Potrà anche complicarsi la vicenda della fusione della Borsa di Londra con quella di Francoforte, ma si potrebbero trovare accordi senza traumi.

Nel lungo periodo, invece, si assiste oggi alle più varie previsioni, le più verosimili delle quali non vedranno particolari rivoluzioni sul piano degli accordi commerciali tra la Gran Bretagna e l’UE (e sempre che si giunga davvero ad una fuoruscita dopo l’attivazione dell’art. 50 del Trattato di Lisbona) e pochi traumi tra UK e resto del Mondo, forse anche qualche vantaggio per il regno Unito. Non altrettanto può dirsi per i Paesi rimanenti nell’UE che dovranno gestire un ex-partner ora più autonomo e spinte interne verso l’emulazione di quanto accaduto col referendum britannico, senza
ritrovarsi nelle stesse condizioni economiche, finanziarie, industriali e di debito pubblico (come l’Italia).

Articolo tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 7-8/2016 dove è possibile leggere l’articolo completo.

La Gran Bretagna potrà giungere molto probabilmente a forme di trattati simili a quelli attualmente in atto tra la Norvegia e l’UE. Attualmente il governo UK sta prendendo tempo.
In questo clima di incertezza sull’esito della Brexit, è opportuno porsi qualche domanda sulle ripercussioni sulle imprese italiane nel lungo periodo con particolare riferimento ai loro processi amministrativi, agli adempimenti IVA e ai dazi doganali.

Oggi, le cessioni e gli acquisti tra Regno Unito e Paesi UE sono considerate operazioni intracomunitarie, ma, una volta fuori dalla UE, il Regno Unito sarà considerato fuori dalla normativa delle operazioni intracomunitarie e per le operazioni soggette a Reverse Charge si dovrà considerare l’operatore UK come soggetto residente in altro Stato e verrà meno l’obbligo di presentazione dei modelli Intrastat. Il governo del Regno Unito dovrà decidere le modalità con cui le aziende UE potranno recuperare l’IVA UK, quali servizi saranno interessati e quali aliquote saranno applicate.
Non essendo più soggetta alle varie direttive UE, il Regno Unito non sarà più soggetta neanche alla direttiva 2008/9 sul rimborso IVA e diventerà un Paese soggetto la tredicesima direttiva (n. 86/560/CEE del 17 novembre 1986), che definisce i termini di rimborso dell’IVA ai soggetti passivi non residenti nei paesi dell’Unione Europea.

 

L’articolo, a cura del dott. paolo Battaglia, è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 7-8/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo. La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!


Autore dell'articolo

Paolo Battaglia

Esercita la professione di dottore commercialista e revisore contabile in Sicilia presso lo studio da lui diretto dal 1994, con sede a Ragusa, specializzato in pianificazione fiscale e finanziaria. È presidente della Commissione per la consulenza di direzione aziendale presso l’ODCEC di Ragusa, relatore in convegni su tematiche relative alla pianificazione internazionale di business.

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