Una Guida per le Associazioni Sportive e dilettantistiche su come fare per non sbagliare

Associazioni sportive dilettantistiche: una nuova guida dal Piemonte

di Paolo Rendina CommentaIn No Profit

Dalla Direzione Regionale Piemonte dell’Agenzia delle Entrate una nuova guida per le ASD.

Nell’ambito di un più vasto ciclo di incontri e conferenze dedicati al Terzo Settore organizzati dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino, è stata presentata lo scorso 7 Settembre la Guida “Associazioni sportive dilettantistiche: Come fare per non sbagliare” a cura dell’Agenzia delle Entrate Piemonte ed edita dalla stessa anche in formato elettronico liberamente consultabile sulle pagine istituzionali dell’Ente.

A presentare la Guida la Direttrice dell’Agenzia Dott.ssa Orlandi la quale, unitamente ad appartenenti alla Guardia di Finanza ed esperti del settore, hanno offerto non pochi spunti di riflessione, non solamente per i contenuti fortemente innovativi ma, soprattutto, per alcune “prese di posizione” che, a dire il vero, ci hanno lasciato non poco perplessi.

Procediamo per gradi.

La Guida, più snella della precedente, sempre colorata e dal titolo certamente forte, si pone quale primario obbiettivo quello di “aiutare chi decide di costituire o già gestisce una ASD, guidandolo, negli adempimenti fiscali quotidiani”.

Senonché in alcuni (troppi) passaggi l’Agenzia però tende a dare nuova interpretazione della normativa di riferimento ingenerando non poca confusione per chi, “per non sbagliare”, intenda affidarsi pedissequamente alle sue indicazioni. Con un taglio fortemente pro-fisco in realtà in alcuni passaggi la Guida appare del tutto incomprensibile poiché, di fatto, in contrasto non solamente con la prassi da sempre applicata dagli Uffici ma, soprattutto, con la normativa nazionale. Non servono peraltro a chiarire determinate questioni i continui richiami in nota a Risoluzioni e Circolari che, se vogliamo, non possono fare altro che “complicare” ulteriormente la questione.

Di difficile comprensione, ad esempio, quanto affermato a pagina 12 Punto 2.5. sulla tanto famigerata comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali, più semplicemente “Modello EAS”.

Il testo infatti recita “(…) Le associazioni sportive dilettantistiche che intendano fruire dei vantaggi fiscali devono presentare il modello EAS, vale a dire quel modello che consente di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati e le notizie fiscalmente rilevanti. Le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI che non svolgono attività commerciale sono esonerate dall’onere della trasmissione del modello EAS. Sono, invece, tenute all’invio del modello EAS le associazioni sportive dilettantistiche che, oltre all’attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI, effettuano cessioni di beni (ad es. somministrazione di alimenti e bevande, vendita di materiali sportivi e gadget pubblicitari) e prestazioni di servizi (es. prestazioni pubblicitarie, sponsorizzazioni) rilevanti ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi. In questo caso il modello EAS può essere presentato con modalità semplificate.(…)”.

In base a quanto disposto e disciplinato all’articolo 30, comma 1, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, qualcosa non torna. Un consiglio “per non sbagliare” forse un po’ smemorato della possibilità di invio del modello in forma semplificata di cui alla CM 29 ottobre 2009 n. 45/E richiamata dalla stessa guida. Quindi ? Che fare ? Sempre e comunque, in presenza della sola attività commerciale, l’invio di un modello “completo” ?. Per non sbagliare seguiremo i consigli dell’Agenzia …

Ma non vogliamo sembrare leziosi andando, questa volta, sulla sostanza. Mi è stata infatti indicata un’anomalia alle pagine 29 e 30, in materia di IVA e adempimenti connessi in regime di vantaggio di cui alla Legge 398/91 : “(…) Per applicare il regime forfetario, nell’ambito delle operazioni rilevanti ai fini Iva, occorre distinguere tra le operazioni direttamente connesse e quelle non direttamente connesse con gli scopi istituzionali (le attività istituzionali sono in ogni caso non imponibili)(…)”.

Il passaggio, fortemente innovativo, andrebbe peraltro letto con le affermazioni della Dott.ssa Orlandi in sede di presentazione. E’ apparso chiaro che l’Agenzia, secondo le intenzioni del suo Direttore, intenda procedere con controlli che tengano maggiormente conto della sostanza e non anche (non solo) della forma colpendo così più duramente solamente quanti utilizzino il mondo dell’associazionismo quale leva per gestioni personalistiche e non anche chi, per errori scusabili, incappi in qualche vizio di forma.  Sul punto non possiamo che essere concordi.

Ma è il sotteso che ci spaventa.

Quanto infatti messo nero su bianco sembrerebbe far ricadere nell’applicazione della citata legge 398/91 solamente alcune attività commerciali (ovvero quelle direttamente connesse agli scopi istituzionali) lasciando le altre (quelle non direttamente connesse) ad un diverso regime di  contabilità Iva e ciò, ovviamente, in netto contrasto con quanto sancito dall’’art. 2 comma 3 della legge 398/91, il quale dispone testualmente che: “(…) per i proventi di cui al comma 2, soggetti all’imposta sul valore aggiunto, l’imposta continua ad applicarsi con le modalità di cui all’articolo 74, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633” (…). Laddove i proventi di cui al comma 2 del medesimo articolo sono testualmente: “(…) qualsiasi provento conseguito nell’esercizio di attività commerciali (…)”. Nessuna distinzione, pertanto, tra attività direttamente o indirettamente connesse ma un’unico regime Iva che, per “non sbagliare”, la Legge indica a chiare lettere.

Altri aspetti della Guida lasciano poi “spaesati” per chi, nel settore, cerca da tempo di offrire risposte chiare nel mare magnum di una normativa inesistente e di una prassi, troppe volte,  contrastante, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più di organico.

Mi riferisco a quanti hanno già strabuzzato gli occhi dinnanzi all’affermazione di pagina 33 nella quale viene riportato che l’imposta di bollo per le ASD non è dovuta: “(…) per atti, documenti, istanze, contratti o copie (anche conformi) estratti, certificazioni e attestazioni poste in essere o richieste; per quietanze emesse per la riscossione e per il versamento delle quote o dei contributi associativi (…)”. Non c’è dubbio che questa notizia non possa che rendere felice anche me. Ma, onestamente, vorrei anch’io sapere quale sia il presupposto di legge per l’applicazione di questo indubbio vantaggio per le ASD che, da quanto mi risulta, non ha trovato mai applicazione negli uffici erariali.

In conlusione, una Guida pretenziosa nell’ Anno di Torino Capitale Europea dello Sport 2015 con la quale riteniamo sia opportuno approcciarsi con estrema cautela ed alla quale ci aguriamo l’Agenzia possa mettere presto mano per chiarire i primissimi dubbi sorti dalla sua lettura che, si badi bene, non viene fatta criticamente per avvantaggiare i “furbetti” del campetto ma proprio per offrirgli consigli pratici affinchè una palla sul campetto possa ancora continuare a rimbalzare.

 

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Autore dell'articolo
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Paolo Rendina

Iscritto alla Camera Avvocati Tributaristi - UCAT si specializza in diritto tributario internazionale dopo un lungo periodo di studio dedicato al terzo settore anche nella veste di dirigente sportivo.

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