All’Italia serve il metodo della mediazione tributaria

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Accertamento, Attualità, Parliamo di ...

Come è noto il D.L. 6 luglio 2011, n. 98, all’art. 39, comma 9, convertito con modificazioni, con L. 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito il nuovo art. 17-bis nel D.Lgs. n. 546/ 1992 che statuisce, per le controversie di valore non superiore ad euro 20.000, ai fini dell’ammissibilità del ricorso, la presentazione, in via preliminare, del reclamo e, facoltativamente, di una proposta di mediazione.

Ma il metodo, a nostro modesto parere, non dovrebbe essere utilizzato solo in fase contenziosa ma anche prima, quando si forma l’atto amministrativo e non solo per le pratiche di valore non superiore ad euro 20.000,00 ma per qualsiasi valore.

Per “litigare” c’è sempre tempo anche se ciò non porta ad una soluzione costruttiva !

La fase extragiudiziale di risoluzione della controversia tributaria è, indubbiamente, un iter utile all’Ufficio per comprendere, in una mutata situazione economica, le motivazioni dello scostamento tra il carico fiscale attribuito dall’Ufficio e quello dichiarato dal contribuente.

La condivisione della soluzione del carico fiscale porterebbe ad una definizione immediata della pratica. Il contribuente così archivierebbe in maniera definitiva la sua posizione fiscale annuale, senza dover attendere i famosi cinque anni, e l’Ufficio potrebbe incassare le entrate tributarie a beneficio del bilancio annuale e pluriennale dello Stato nonché del debito pubblico che inizierebbe così ad essere ridotto.

Fra l’altro, in questa maniera, potrebbero essere controllate tutte quelle posizioni fiscali che sono al di fuori di una certa capacità contributiva progressiva che dovrebbe essere ridefinita attraverso una approfondita riforma fiscale che tenga conto, anch’essa, dei mutati tempi economici.

Attualmente, invece, le modalità di accertamento sono sproporzionate perché a fronte di un esiguo numero di atti (350.000 – 400.000 avvisi di accertamento) vi è un sostanzioso obiettivo economico da raggiungere (10 – 11 milioni di euro da recuperare) .

Qualcuno potrebbe dire che esiste nell’ordinamento tributario l’istituto dell’accertamento con adesione ma esso è altra cosa perché l’accertamento non è eventuale ma è già emanato ed il contribuente può scegliere se aderire o meno in quanto l’Ufficio, anche alla luce di fondate motivazione, non annullerebbe mai l’atto integralmente. E poi la decisione finale di far aderire o meno il contribuente è rimessa all’Ufficio, che è parte in causa, non ad un terzo neutrale.

Ciò che conta, in definitiva, è far pagare le tasse “giuste” attraverso il “compiacimento” del contribuente che è ciò che si suole chiamare tax compliance.

Ma l’Ufficio deve fare la sua parte meglio se dinanzi ad un terzo neutrale in caso di disaccordo !

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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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