Abuso o Elusione: la norma definisce i termini

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Sono operazioni elusive quelle prive di sostanza economica che rispettano solo formalmente le norme fiscali ma servono solo a realizzare indebiti vantaggi fiscali.

L’articolo è tratto dalla Rivista Fiscalità Estera n. 7, dove è possibile leggere l’articolo completo: il decreto sull’abuso di diritto ed elusione fiscale è stato già approvato ed è in attesa di pubblicazione in Gazzetta

Sotto l’impulso delle politiche comunitarie di contrasto alle pianificazioni fiscali aggressive, di cui fra le altre:

–         la Raccomandazione n. 2012/772/UE del 6 dicembre 2012 avente ad oggetto l’invito rivolto agli Stati membri  all’inserimento  nella legislazione nazionale di una clausola volta a contrastare una “..costruzione di puro artificio o una serie artificiosa di costruzioni che sia stata posta in essere essenzialmente allo scopo di eludere l’imposizione e che comporti un vantaggio fiscale”;

–        La Direttiva n. 2015/121/UE del 27 gennaio 2015 che, modificando la Direttiva 2011/96/UE (Società madri-figlie) ha determinato  l’inserimento di una clausola antiabuso la quale dovrà essere recepita nell’ordinamento nazionale entro la fine del 2015,

il legislatore italiano nell’ambito della delega fiscale, ha ultimato la formalizzazione della disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale.

…..

Ma andiamo con ordine, partendo dall’incipit della norma che riprendendo sostanzialmente quanto espresso in sede comunitaria in materia di contrasto alle pianificazioni fiscali aggressive ed in parte il “vecchio” art. 37 bis del 600 del 73, destinato ad andare in pensione al momento dell’entrata in vigore  del decreto legislativo delegato in parola, afferma che per abuso del diritto deve intendersi  “una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti” (art. 10-bis comma 1).

La vera novità ad avviso di chi scrive, non è la formulazione del principio, quanto piuttosto la sua dettagliata enucleazione all’interno della stessa norma, ovvero nei commi a seguire. In questo senso non solo è l’ispirazione contenutistica ad aver beneficiato delle fonti comunitarie ma ancor più la tecnica espositiva, la quale affida la misura della portata applicativa della norma  nella chiara riconoscibilità della fattispecie esposta.

Per “operazioni prive di sostanza economica”,  prosegue la norma al comma 2, devono intendersi “i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali”. La lettera a) del comma 2 individua, in via esemplificativa (ma non esaustiva), alcuni indici di mancanza di sostanza economica coerenti con alcuni degli indici di assenza di sostanza commerciale presenti nella Raccomandazione del 6 dicembre 2012.

La lettera b) dello stesso comma,  fornisce una definizione di “vantaggi fiscali indebiti” intendendo per tali “i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario”, riferendosi alla violazione della ratio delle norme o dei principi generali dell’ordinamento e, soprattutto, di quelli della disciplina tributaria in cui sono collocati gli obblighi e divieti elusi.

Alla luce dei predetti chiarimenti è pacifico affermare che la disposizione, in sostanza, prevede che il perseguimento del vantaggio fiscale indebito deve essere stato lo “scopo essenziale” della condotta stessa, concetto tale da poter essere inteso nel senso di requisito fondamentale (il vantaggio fiscale indebito) rispetto agli altri fini perseguiti dal contribuente.

A questo punto, però il legislatore inserisce un nuovo requisito cui nel futuro vedremo verosimilmente le parti discutere in sede dibattimentale: il comma 3 dell’art. 10-bis infatti,  prevede che non possono essere considerate, in ogni caso, abusive le operazioni giustificate da “valide ragioni extrafiscali non marginali” anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale del contribuente;

Le valide ragioni economiche extrafiscali non marginali sussistono – ma qui è la relazione illustrativa allo schema di Decreto a precisarlo – solo qualora l’operazione non sarebbe stata posta in essere in loro assenza.

L’articolo è tratto dalla Rivista Fiscalità Estera n. 7, dove è possibile leggere l’articolo completo

Autore dell'articolo
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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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