A crescita zero ha ancora senso aumentare le imposte dirette ?

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Parliamo di ...

Lo abbiamo già accennato su queste pagine da due mesi or sono ed oggi ci fa piacere vedere che le nostre riflessioni sono condivise anche dal Presidente della Corte dei Conti e dal Governatore della BCE.

E’ necessario che lo Stato lasci sul mercato le risorse, utili ai consumi delle famiglie ed agli investimenti delle imprese, e ciò può avvenire solo riducendo le imposte e non aumentandole.

Siccome non si può più agire sul fronte delle entrate tributarie, se non su quello del recupero dell’evasione, è non più rinviabile la drastica riduzione della spesa pubblica.

D’altronde quando l’automobile si ferma bisogna aggiungere carburante e così accade nel mercato economico: quando c’è una stagnazione bisogna iniettare risorse non ridurle. Non si può tassare una ricchezza che non viene prodotta !
L’operazione “salva Italia” è strettamente collegata all’operazione “sviluppo”.

Dubitiamo che ci si possa “salvare” tassando una ricchezza già tassata e divenuta patrimonio immobiliare, come accade per l’IMU, fra l’altro aumentata di due volte e mezzo rispetto all’ICI. E’ un ritorno al passato non una prospettiva per il futuro !

Invece sullo sviluppo non ci si riesce a mettere d’accordo e si ritiene di fare il salvataggio, solo di bilancio, con l’operazione meno indicata: l’aumento delle imposte. In questo caso il salvataggio è solo apparente, fatto sulla carta.

Ma con il mercato a crescita zero, ha ancora senso parlare di aumento delle imposte dirette per recuperare risorse da destinare all’erogazione dei servizi pubblici ?

A nostro modesto parere no; anzi ciò genera ulteriore depressione, non soltanto economica. La soluzione dovrebbe essere quella di ridurre la tassazione diretta, lasciare più risorse economiche alle famiglie ed alle imprese e chiedere che almeno il 50% di questo risparmio fiscale sia immesso sul mercato, stabilendo una tassa “una tantum” sul risparmio, oltre una certa percentuale, in funzione del reddito prodotto.

Così si otterrebbe la necessità di ridurre la spesa pubblica, immettere risorse finanziarie “fresche” sul mercato e consentire un risparmio che, però, non “blocchi” i consumi e gli investimenti.

I risultati di tassazione migliori di quelli attuali si potrebbero avere, riavviato il mercato, attraverso la tassazione indiretta derivata, ad aliquote invariate, dall’aumento delle transazioni e dall’espansione del mercato, con il vantaggio di migliorare il benessere e la vivibilità dei cittadini.

La prima manovra da compiere è all’interno degli Stati, l’Europa viene dopo perché se non “funzionano” i primi non andrà bene neanche la seconda.

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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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