400 donne in Parlamento. Fondazione Bellisario: Ecco il “Manifesto” delle donne

di Francesca Romana Bottari 13 CommentiIn Attualità

Commercialisti, giornalisti, imprenditrici, architetti, avvocati, ingegneri e dirigenti. Sono le donne che la Fondazione Marisa Bellisario ha ‘autocandidato’ alle prossime elezioni politiche.

“Sono professioniste, donne eccellenti, che con slancio e generosita’ si vogliono impegnare in questa competizione elettorale: piu’ donne in politica cambiano la politica”.

E’ questa l’affermazione della Presidente della Fondazione Bellisario, Onorevole Lella Golfo nella Conferenza Stampa tenuta il 9 gennaio alla Camera dei Deputati.

Il traguardo e’ ‘quota 400’, ovvero 400 parlamentari donne nei due rami del Parlamento.

Con questo obiettivo la Fondazione Bellisario ha lanciato “un appello trasversale a tutte le forze politiche”, spiega Lella Golfo.

Tutte le autocandidature sono suddivise per partito e sono state inviate alle segreterie dei partiti. “Abbiamo scritto una lettera a tutti i segretari di partito invitandoli a esaminare questa possibilita’ e io sono ottimista – ha detto ancora Lella Golfo – ma le risposte non sono ancora tutte arrivate”.

L’obiettivo è ambizioso, ma non è l’unico. “Puntiamo ad ottenere da tutti i partiti – spiega l’onorevole Golfo – l’inserimento nei propri programmi dei punti contenuti nel ‘Manifesto delle donne’ che la Fondazione ha predisposto con il contributo del suo network.

L’onorevole Golfo ha presentato proprio questa mattina il ‘Manifesto delle donne affiancata dal ministro del lavoro Elsa Fornero che benedice l’iniziativa “intelligente, utile, trasversale, di utilita’ generale, al servizio del Paese”.

“Il Paese ha smarrito la strada – afferma la Fornero – non solo quella della crescita economica, ma anche quella civile e morale. La morale pubblica spesso viene calpestata e derisa”. E le donne possono far bene. “Credo che dalla loro – dice il ministro – abbiano piu’ lungimiranza, piu’ pazienza e meno consuetudine al potere”, il che rende il loro approccio ai problemi “contraddistinto da maggiore freschezza. E sono piu’ “pragmatiche”…. Il mondo della politica e’ duro – afferma – e credo che per le donne lo sia ancora di più “.

Si legge nel Manifesto: “ Proponiamo un approccio integrato, basato su tre chiare priorità che nei prossimi cinque anni agisca a tutti i livelli del gap femminile: nella partecipazione al mondo del lavoro, nella leadership, nella rappresentanza politica e mediatica del ruolo femminile” .

Le priorita’ sono:
1. Politiche integrate del lavoro e del welfare
2. Costituzione del “Tribunale delle donne”: una sezione specializzata contro i crimini specifici perpetrati nei confronti della popolazione femminile “che porti all’accelerazione e allo snellimento dei processi”.
3. Politiche di empowerment femminile

Ecco la versione completa:
“MANIFESTO DELLE DONNE”

La Fondazione Bellisario vuole ancora una volta essere protagonista del cambiamento, marcando il proprio ruolo di lobby del merito per la promozione delle competenze e professionalità femminili. Per questo, abbiamo deciso di cogliere l’occasione storica delle elezioni 2013 per rilanciare concretamente la sfida della rappresentanza politica delle donne e, con essa, della promozione del merito, della leadership e della professionalità femminili.

Il nostro traguardo è “Quota 400”, ovvero 400 parlamentari donne nei due rami del Parlamento e per questo abbiamo lanciato un appello trasversale a tutte le forze politiche, inviando loro quasi duecento autocandidature di donne che con slancio e generosità hanno deciso di mettersi in gioco e impegnarsi per il futuro del Paese.

Il nostro obiettivo è ottenere da tutti i partiti l’inserimento nei propri programmi dei punti contenuti nel “Manifesto delle Donne” che la Fondazione ha predisposto con il contributo del suo network.

Il nostro Manifesto è la dichiarazione dei temi fondamentali su cui chiediamo un impegno deciso della politica ma è anche la piattaforma del nostro contributo nei diversi schieramenti. Il presupposto è che non esista una politica per le donne ma una politica per il Paese e per il suo sviluppo equilibrato e sostenibile che non si potrà raggiungere senza il contributo determinante delle donne.

Proponiamo un approccio integrato, basato su tre chiare priorità, che nei prossimi cinque anni agisca a tutti i livelli del gap femminile: nella partecipazione al mondo del lavoro, nella leadership, nella rappresentazione pubblica e mediatica del ruolo femminile.

LE NOSTRE PRIORITÀ

1. Politiche integrate del lavoro e del welfare che risolvano il dramma dell’esclusione e dell’abbandono del posto di lavoro da parte delle donne, in particolar modo a causa della maternità e al Sud.
Tra gli strumenti da attivare con assoluta urgenza:
– incentivi alle imprese per l’assunzione delle donne;
– detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminili;
– valorizzazione del telelavoro come strumento di potenziamento della partecipazione femminile;
– strumenti di conciliazione innovativi sia pubblici sia privati, moltiplicazione delle reti di servizi alle famiglie, degli asili e sostegni alla genitorialità condivisa;
– incentivi all’imprenditorialità femminile e canali di microcredito privilegiati con particolare attenzione per i settori delle nuove tecnologie, dei servizi e del turismo
– iniziative di formazione permanente rivolta alle donne funzionale all’ingresso o alla permanenza nel mercato del lavoro;
– eliminazione delle sperequazioni retributive e di carriera.

2. Costituzione del “Tribunale delle Donne”, sezione specializzata contro i crimini specifici perpetrati nei confronti della popolazione femminile, che porti all’accelerazione e allo snellimento dei processi.

– Sviluppo di strutture di accoglienza per le donne vittime di violenza e al contempo di strutture di accoglienza nelle carceri dedicate alle detenute madri.
– Politiche di educazione scolastica e campagne d’informazione e prevenzione contro la violenza alle donne e iniziative di sensibilizzazione volte a incentivare la denuncia dei maltrattamenti.
– Adozione di strumenti di monitoraggio e sanzione dell’uso strumentale del corpo femminile nella comunicazione.

3. Politiche di empowerment femminile volte a consolidare e accrescere l’affermazione di una sempre più solida presenza di donne ai vertici delle istituzioni e delle imprese pubbliche e private.

Attivazione d’innovativi strumenti di monitoraggio dei ruoli apicali della Pubblica Amministrazione, delle istituzioni, di enti pubblici nazionali e locali volti a garantire l’applicazione di prassi di pari opportunità per l’accesso ai vertici.

Autore dell'articolo
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

Comments 13

  1. Sono pienamente d’accordo, e lo dico da uomo… nel mondo vi sono prove evidenti che le donne riescono a governare meglio (basta guardare ai paesi scandinavi o alla germania) ed il fatto che nel corso degli anni abbiano dovuto dimostrare non solo di essere più brave dei colleghi maschi ma MOLTO PIU’ BRAVE alla fine lo sono diventate davvero in tutti i settori… negli USA 4 donne dsu 10 guadagnao più dei loro partner

    1. Io invece penso che i settentrionali siano molto più bravi a governare, e lo dico da meridionale! Del resto se 2 settentrionali su 5 (attenzione: potrebbe essere un dato inventato) guadagnano più dei loro colleghi terroni un motivo ci sarà, no?

  2. Quindi una donna, sulla base del sesso, governa meglio di un uomo? Tipo la guerrafondaia Hillary Clinton o la piangente Elsa Fornero?

  3. Che importanza ha che sia donna o uomo?
    Chi sbaglia sbaglia comunque
    Chi è bravo lo è comunque, indipendentemente che sia uomo o donna
    E’ questo il punto
    Non le sembra ?
    Cordiali saluti

    1. Io penso che oggi abbiamo bisogno di persone che abbiano ideali, donne o uomini, meridionali o settentrionali non fa differenza. Ci mancherebbe! L’importanza di questo movimento femminile dipende da fatto che fino ad ora le donne sono state escluse e quindi è ora (!) che invece entrino a pieno titolo nella politica… e speriamo sappiano fare meglio di quanto è stato fatto fino ad ora e questo per il bene di tutti. Sicuramente le peculiarità femmili sono diverse da quelle maschili….e di solito far tornare i conti delle famiglie spetta alle donne… quindi speriamo che riescano a far quadrare i conti di questa nostra povera e bella italia.

      1. Concordo con Francesca, è importante che venga premiato il merito (cosa che in Italia è difficile) e troppo spesso donne preparate non riescono a dare il loro contributo per il bene del paese.
        Poi come dice Luigi abbiamo bisogno di persone che abbiano ideali (e aggiungo capacità), donne o uomini, meridionali o settentrionali non fa differenza.

  4. Il Manifesto delle Donne, a cura della Fondazione Belisario,
    pur lodevole e condivisibile nei suoi obiettivi, nasce vecchio e dentro una logica,
    non facile da superare, macchiata, purtroppo, di maschilismo.
    E’ vero, d’accordo con il Manifesto su questo punto,
    “più donne in politica cambiano la politica”, ma soltanto la parità uomini/donne,
    in ogni sede decisionale e di rappresentanza, da sancire con regole chiare,
    e senza eccezioni, una volta per tutte, potrà donare alla politica il suo
    n a t u r a l e status di un agire comune di genere: il mondo non è degli uomini
    (finora è stato così) né delle donne (si spera non sarà così in futuro),
    il mondo è di uomini e donne, alla pari, senza necessità di “quote”,
    in qualunque campo. E soprattutto con una nuova, di genere, organizzazione del potere. Ed è ora di abbandonare con convinzione il monocratismo
    di marca maschilista e di approdare al bicratismo di genere: il capo, l’uomo solo
    al comando, anche se donna, il leader carismatico, il monocrate sono l’esito culturale
    di una società a dominio di maschio; una società di uomini e donne sceglierà
    altre forme di conduzione nelle istituzioni e nei poteri, e il bicratismo –la coppia-
    sostituirà il monocratsimo –l’uno-.
    Non è più possibile, per la parità, chiedere con una semplice lettera,
    con un appello trasversale a tutti i Partiti, comunque diversi tra loro per cultura
    e per gestione del potere, di garantire una quota di donne in Parlamento (almeno 400);
    non è più possibile, per la parità, chiedere, raccogliere e inviare i curricula
    di donne eccellenti, quasi immaginando una semplice riduzione
    della politica all’eccellenza, soprattutto all’eccellenza del successo
    professionale, economico, sociale;
    non è più possibile, per la parità, ritenere le donne più utili in Parlamento,
    solo perché dotate, semplicemente, secondo le parole della ministra Fornero,
    di “più lungimiranza, più pazienza e meno consuetudine al potere”;
    non è più possibile, per la parità, chiedere, semplicemente,
    “la promozione del merito, della leadership e della professionalità femminile”,
    non è più possibile, per la parità, semplicemente, chiedere “l’attivazione d’innovativi
    strumenti di monitoraggio dei ruoli apicali della Pubblica Amministrazione, delle istituzioni,
    di enti pubblici nazionali e locali volti a garantire l’applicazione di prassi di pari opportunità
    per l’accesso ai vertici”.
    Il problema non è chiedere, all’attuale organizzazione, comunque maschile,
    del potere, la migliore sistemazione, nel potere attuale, del maggior numero di donne,
    il problema è modificare, con l’approvazione di nuove regole di organizzazione
    del potere, per una democrazia di genere, l’attuale organizzazione maschile di potere.
    O no?
    Severo Laleo

    1. Grazie Severo di questo bell’intervento che fornisce tanti spunti di discussione e che sposta la discussione al cuore del problema.

  5. In un momento di profondo scoramento sociale le donne possono contare su una forza interiore ché ci potrà portare fuori da questa desolazione: l’amore per i nostri figli.
    Questo amore è per una donna la leva ché ci fa preferire la verità alla menzogna la giustizia ai soprusi la generosità all’egoismo . Ben venga un tale manifesto.

  6. Bhè sicuramente le donne (o meglio più donne) in politica e nel mondo del lavoro possono portare un vento nuovo e nuove idee.
    Col fatto che le donne negli ultimi anni hanno dovuto lavorare molto per dimostrare non solo di essere brave, ma di essere molto più brave… alla fine lo sono diventate davvero.
    I dati parlano chiaro in media le ragazze prendono voti più alti a scuola, e nella maggior parte della facoltà si laureano in maggior percentuale e con voti più alti, basti pensare alla facoltà di medicina dove per ogni 5 laureati 3 donne e solo 2 uomini, o in giurisprudenza…

    Ed ora anche nel campo dell’Ingegneria, un tempo feudo maschile, iniziano a primeggiare.
    Tanto che una donna alla Presidenza dell’Ordine degli Ingegneri di Roma
    http://www.ingegneri.cc/articolo/16518/Se-Non-Ora-Quando-Una-donna-si-prepara-alla-presidenza-dell-Ordine-degli-Ingegneri-di-Roma

  7. Gentili tutti,
    vi ringrazio e sono onorata della partecipazione così sentita al mio articolo ed alla mia vignetta. Vi riporto quanto un’ affermazione dell’onorevole Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario (www.fondazionebellisario.org), firmataria con Alessia Mosca della legge sulle quote rosa: “Non ci hanno mai steso tappeti rossi sulla strada dei ruoli di responsabilità ma l’aria è cambiata. La decisione di oggi del Consiglio dei Ministri, quella di ieri del Parlamento Europeo (Ottobre 2012) che ha bocciato l’ennesima candidatura maschile in BCE sono segnali inequivocabili. Ora tocca alla politica e le prossime elezioni saranno il banco di prova e mi auguro che le urne ci diano un Parlamento con più donne.” ….”Qualche mese fa il Commissario alla giustizia dell’Unione Europea Viviane Reding ha detto che in fatto di quote l’Italia è un esempio da seguire…. E’ giunto il momento di voltare pagina, creando nuovi posti di lavoro per le donne e progettando un welfare a loro misura: più dinamico, inclusivo, creativo. Secondo una ricerca Mc Kinsey, i paesi europei che crescono hanno tassi di occupazione femminili superiori al 60%, una cultura della condivisione dei carichi familiari e un elevato supporto alle famiglie, pubblico e privato. Lavoro, welfare e leadership sono questioni che camminano di pari passo. Senza le donne e il loro contributo, alla base e ai vertici, l’Italia non potrà riprendere il cammino della crescita.”

  8. Sono sicuramente vere 2 cose:
    1) il vento è cambiato
    2) senza una vera parità di donne nel mondo del lavoro (e nei vertici) non ci sarà crescita in Italia

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