Speciale Pubblicato il 14/01/2013

Tobin Tax (o quasi) made in Italy

di Dott. Rodighiero Giuseppe

tobin

Con l’ultima Legge di stabilità approvata dal Governo Monti, in Italia, a partire dal 2013, verrà sperimentata una nuova imposta, ispirata (almeno nella sua denominazione) alla c.d. “Tobin tax”, che sarà applicata sui trasferimenti finanziari e sulle operazioni finanziarie comunemente ritenute nell’opinione pubblica “Speculative”.

Infatti, i commi da 491 a 500 dell’art. 1 della legge in parola stabiliscono che nel 2013, a partire dall’1 marzo e dall’1 luglio, troveranno applicazione rispettivamente un imposta proporzionale dello 0,2% sul trasferimento di azioni ed una in misura fissa sui contratti derivati, quelli a termine e sui titoli che li rappresentano, le quali non saranno deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell’I.R.A.P..

L’imposta in commento verrebbe versata da coloro che intervengono nell’esecuzione delle operazioni (in particolare intermediari finanziari, società fiduciarie e imprese di investimento) che ricevono l’ordine di esecuzione da parte della controparte o dall’acquirente finale.

Anche le c.d. “attività di negoziazione ad alta frequenza” saranno interessate dalla presente imposta proporzionale o fissa, a seconda della transazione, proprio in ragione dell’estrema volatilità che tale tipologia di trading determinerebbe sui mercati finanziari.

Dunque disincentivare le turbative sui mercati finanziari attraverso un meccanismo fiscale: questo l’obiettivo della Legge di Stabilità. Ma è proprio così?



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