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La revisione dei conti degli Enti locali (eBook 2020)

Guida per il revisore dei conti di comuni e province, che fornisce una panoramica completa degli aspetti che interessano l'incarico. pdf 250 pag. + Tabelle

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Breve guida per il revisore dei conti di comuni e province, il presente contributo mira a fornire una panoramica generale sulle problematiche con cui deve confrontarsi il revisore dei conti degli enti locali.

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Tale istituto ha ridestato, nei tempi recenti, un particolare interesse tra gli esercenti la professione contabile, a seguito della riforma del sistema di nomina dell’organo di revisione introdotta dal D.L. n. 138 del 13 agosto 2011, convertito con modificazioni dalla L. n. 148 del 14 settembre 2011, che ha, di fatto, reso accessibile l’incarico di revisore di enti locali a tutti i professionisti che ne possiedano i requisiti, svincolando (almeno parzialmente, vista la novella introdotta dalla manovra per il 2020 in tema di nomina del presidente del collegio dei revisori) la nomina del revisore dalle logiche di carattere politico che spesso, in passato, influenzavano la scelta del revisore.

L’incarico di revisore di enti locali rappresenta oggi un’opportunità professionale, consentendo uno sbocco per i giovani professionisti o per coloro che intendono diversificare la propria attività ed integrare il proprio background professionale, affacciandosi su un mondo completamente diverso rispetto a quella che è la pratica professionale tipica del commercialista o del revisore legale, specialmente dopo il tanto atteso aggiornamento degli importi massimi dei compensi, disposto dal decreto del Ministero dell’Interno di concerto col Ministero dell’Economia in data 21 dicembre 2018, che, dopo 13 anni, adegua gli importo con un incremento di circa il 20%.

L’incarico di revisore, tuttavia, comporta l’assunzione di responsabilità a causa dei danni che potrebbero derivare, all’ente o a terzi, nelle ipotesi di comportamenti inappropriati degli amministratori o dei dipendenti dell’ente stesso associati a negligenza o inadeguatezza dell’attività di controllo dell’organo di revisione. Ne consegue la necessità, da parte del professionista che intende assumere la carica, di conseguire una buona conoscenza della contabilità pubblica ma, soprattutto, avere la capacità di rispondere sia agli operatori interni all’ente sia alla collettività, delle azioni poste a salvaguardia degli equilibri di bilancio e della buona gestione, nonché agli organi inquirenti per attestare la correttezza amministrativa della gestione pubblica.

Il nuovo sistema di nomina dei revisori degli enti locali, tuttavia, non agevola l’inserimento del revisore “neofita”, costringendolo a debuttare in questo ambito assumendo cariche di revisore unico in contesti che, seppur potenzialmente caratterizzati dalla minore complessità che può contraddistinguere un ente di piccole dimensioni, lo privano del beneficio di un possibile confronto con altri professionisti che ne condividano oneri e responsabilità, come tipicamente avviene in un organo collegiale. In questo contesto, tuttavia, una mano potrebbe essere data dalla previsione, attualmente allo studio, di ulteriori requisiti professionali, non solo per il primo accesso all’attività di revisione negli Enti Locali, ma anche per l’inserimento nella costituenda quarta fascia, che consistono nell’incremento di 10 crediti formativi, nell’obbligo di aver prestato documentato incarico di collaborazione ex art. 239, c. 4, negli Enti delle fasce 2, 3 e 4, oppure di Responsabile del Servizio finanziario, per la durata di almeno 18 mesi, nonché, il superamento di un test annuale di verifica effettuato dal Ministero dell’Interno, su base nazionale, con modalità telematica.

Con una recente mossa a sorpresa, adottata in sede di conversione del n.124/2019, il legislatore ha fatto una parziale retromarcia inserendo una disposizione che rimette la nomina del presidente del collegio dei revisori (nei casi, ovviamente, di composizione collegiale dell’organo di revisione) al consiglio comunale vanificando così, almeno parzialmente, il lavoro fatto per garantire l’indipendenza e terzietà dell’organo di controllo rispetto all’ente oggetto di controllo.

Tale manovra, che ha suscitato lo sconcerto e la disapprovazione delle associazioni di categoria, stabilisce anche una restrizione dell’ambito geografico di azione del revisore, prevedendone il possibile sorteggio a livello provinciale anziché regionale (disposizione, peraltro, attualmente non ancora efficace) con conseguente probabile risparmio di costi per i comuni in termini di rimborsi spese per trasferte ma, d’altro canto, rinunciando ulteriormente all’indipendenza e terzietà del revisore e creando non pochi problemi per i gli enti e i revisori residenti in provincie caratterizzate da limitato numero di comuni (si pensi, ad esempio, alla provincia di Trieste nella quale risiedono solo 6 comuni), o con un limitato numero di revisori disponibili.

L’opera si rivolge, pertanto, ai revisori di comuni e province con l’intento di fornire una panoramica il più completa possibile, benché sintetica, dei vari aspetti che interessano l’incarico, ben sapendo che quelli di particolare complessità (quali, ad esempio, i principi della contabilità, il controllo sulle società ed enti partecipati e la normativa sul contenimento delle spese per il personale dipendente), meritano indubbiamente approfondimenti specifici.

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