Pubblicato il 23/10/2013
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Legge di Stabilità 2014, pensioni: «Calano di 300 euro anche quelle normali»

La Legge di Stabilità 2014 incide anche sulle pensioni: uno studio di Confesercenti fa il punto sulle cause per cui le pensioni subiranno una forte erosione. La ragione? Uno stop sulle rivalutazioni che vale 4,1 miliardi.

Immagine FiscoeTasse
Ha tutta l’aria di una batosta improvvisa e immeritata. Stavolta la polemica attorno alla Legge di Stabilità 2014 coinvolge i pensionati, i cui redditi potrebbero subire — il condizionale è d’obbligo — una ferita storica.
Uno studio della Confesercenti-Fipac non ha dubbi: «Il ddl di stabilità per il 2014 incide negativamente sulle pensioni, comportando una riduzione del reddito disponibile dell’ordine di 300 euro per i livelli di pensione più diffusi».
Il salasso, perché 300 euro in meno per lavoratore in pensione si fanno sentire, prende corpo per effetto di tre misure previste dal disegno di legge: primo — dice Confesercenti — dai cambiamenti apportati, per il periodo 2014-2016, al sistema di perequazione automatica delle pensioni; poi l’esclusione dei redditi da pensione dall’aumento della detrazione Irpef accordata solo al lavoro dipendente e agli altri redditi assimilati; infine l’introduzione della Tasi, ossia della componente del Trise a fronte della copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni.
A regime (e dunque prima dei tagli introdotti per il 2012 e 2013), il sistema di perequazione automatica delle pensioni fissava la misura della rivalutazione in misura piena al 100% dell’inflazione per gli importi fino a tre volte il trattamento minimo; in misura ridotta (90% del valore dell’inflazione) per gli importi compresi fra tre e cinque volte l’importo minimo; e in misura del 75% per gli importi di pensione eccedenti di cinque volte il livello minimo.
Ora invece, ferma restando la rivalutazione piena delle pensioni fino a tre volte l’importo minimo, si riduce al 90% quella riconosciuta per le pensioni comprese fra tre e quattro volte il trattamento minimo, mentre sarà del 75% per gli importi compresi fra quattro e cinque volte, e del 50% per quelli superiori (con esclusione di ogni rivalutazione, limitatamente al 2014) degli importi superiori a sei volte il trattamento minimo Inps.
Stride in tutto ciò l’incongruenza tra il contributo richiesto alle ‘pensioni d’oro’ (63 milioni appena nel triennio) e il valore della deindicizzazione degli assegni pensione: 4,1 miliardi.
Risultato? Considerando anche l'effetto dell'introduzione della Tasi e il mancato sgravio Irpef, un pensionato che prende una pensione netta di 1.120 euro al mese perderà quasi 300 euro. Fino ai 389 per un assegno da 2.384 euro.
 
 
 
Fonte: Fisco e Tasse
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