Agricoltura: contratto scritto per le cessioni di prodotti
Il Decreto Liberalizzazioni impone la redazione di un contratto scritto per la cessione di prodotti agricoli
In base all’art. 62 del D.L. n. 1/2012 (D.L. Liberalizzazioni), i contratti agricoli per la cessione di prodotti agricoli e agroalimentari devono essere redatti in forma scritta, indicando, a pena di nullità , la durata del contratto, la quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. La norma, che si propone di favorire le fasce più deboli del settore agroindustriale, è già in vigore, ma rischia di mettere in difficoltà le aziende della grande distribuzione, che pagano i generi alimentari anche a sei mesi. Le categorie interessate si auspicano che il legislatore conceda una moratoria di sei mesi senza sanzioni per consentire alle imprese del settore di adeguarsi a tale innovazione.
Commenti
Tutte queste norme, più che liberalizzazioni, sono imposizioni. Liberalizzare significa togliere quante più nome possibile, lasciare LIBERA scelta imprenditoriale. Quì, con la scusa di tutelare i piccoli imprenditori, si aggiungono adempimenti ad adempimenti. Chi fa impresa deve essere libero di scegliere, come, quando e cosa fare. Questo Stato, con le sue false liberalizzazioni, sta diventando sempre più oppressivo, se a questo si aggiunge l'imposizione fiscale ai limiti dell'esproprio, l'inefficienza della giustizia civile, la farraginosità delle normative, si capisce perchè in Italia è sempre più difficile fare impresa e anche perchè l'Italia non è un paese appetibile per gli investitori esteri. Quanto al settore agricolo, che è stato svenduto all'Europa, e che soffre di una crisi decennale, mancano norme che tengano conto che le aziende agricole possono anche rappresentare un "secondo lavoro", un investimento alternativo per chi ama il settore. Quindi liberalizzare potrebbe voler dire togliere al settore agricolo quei vincoli che vogliono la "prevalenza del reddito" per riconoscere diritto di sviluppo e pari opportunità a tutti coloro che in tale settore operano, sia come attività principale che come attività secondaria.
Commento di GRILLANDA MARIA PIA (13:40 del 14/02/2012)
Concordo completamente con quanto scrive la Sig.a. Grillanda. Aggiungo che il fenomeno da Lei acutamente individuato è il frutto di una "forma mentis" da "bancario" - che non conosce il mercato se non attraverso il Financial Times o il Washington Post. Imporre il limite di 1000 euro per la tracciabilità è un grande favore alle banche e nessun problema con i movimenti illeciti che, guarda caso avvengono solo e sempre con la complicità delle banche. La liberalizzazione post Nehru, in India, alla fine degli anni '80, diretta a liberarsi del pesante fardello sovietico-comunista che l'aveva depressa a livelli "greci, ha riguardato tutti i settori e, soprattutto, monopoli industriali e bancari. Con i risultati che oggi tutti possono vedere: l'India è una potenza in grande sviluppo. Non i tassisti, le farmacie e i contadini...Tuttavia, basta digitare MARIO MONTI su Google e...comprenderete a chi risponde... Dimmi con chi ai e ti dirò chi sei, diceva mia nonno.
Commento di Roberto Gallo (17:52 del 14/02/2012)
Come imprenditore agricolo sono d'accordo alla norma che impone finalmente una pattuizione certa con i compratori che spesso, in posizione di supremazia, impongono pagamenti addirittura anche ad un anno ed affliggono con richieste di prodotto in maniera schizofrenica e discontinua, non motivate dalla crisi ma solo per consolidare un rapporto d'affari fra chi è in posizione di supremazia e chi non tutelato dalla legge deve sottostare.Finalmente si cambia!
Commento di Roberto (19:41 del 14/02/2012)
