SAN MARINO fuori dalla BLACK LIST !?

Secondo quanto previsto dalla legislazione Italiana, decreto ministeriale 04 maggio 1999, la Repubblica di San Marino è a oggi compresa nella Black list degli Stati ove sussiste un regime di fiscalità privilegiata ai fini dell’applicazione delle imposte sui redditi.

Brevemente nella Repubblica di San Marino la tassazione delle persone sia fisiche che giuridiche è soggetta all’Imposta Generale sui Redditi (IGR).

Relativamente alle persone fisiche tale imposta si applica ai residenti per tutti i redditi prodotti nel periodo, anche quelli di fonte estera considerati esenti, ai non residenti per i soli redditi prodotti all’interno dello Stato. Per quanto riguarda le società di persone i redditi sono imputati in capo ai soci secondo trasparenza, diventando irrilevante l’effettiva percezione di questi. Le aliquote d’imposta tuttora vigenti si applicano in modo progressivo a scaglioni di reddito, con un minimo del 12% per i redditi inferiori a € 9.296,22 fino a un massimo del 50% per i redditi superiori a € 232.405,61.

Per quel che concerne le società di capitali, le banche e gli istituti finanziari, queste sono soggette a un’unica aliquota IGR del 17% applicata secondo il principio della proporzionalità. A questa normativa sono sottoposti tutti i redditi, determinati apportando all’utile civilistico tutte le variazioni fiscali, in capo ai soggetti residenti e non residenti quando per questi sussiste all’interno dello Stato una stabile organizzazione.

Come si può vedere le aliquote sono ben diverse da quelle praticate in Italia. Si è parlato tanto di pianificazione fiscale, ma si tratta di teoria più che di pratica!!! Lavorare con uno stato Black List è “male” per l’Agenzia delle Entrate! Ora sembrerebbe che ci siano delle reali aperture per far si che San Marino non sia più considerato Paese Black List!

A dire il vero dal 2011 all’interno dello stato di San Marino è in atto una riforma del sistema fiscale, allo scopo di allineare tale normativa a quella prevista dal sistema europeo, poiché, pur non essendo parte dell’Unione, obiettivo principale del Paese è di realizzare un’assidua e costante collaborazione con gli stati dell’Europa, in particolare con l’Italia, attraverso la stipulazione di accordi di varia natura.

In parallelo con queste misure fiscali lo Stato di San Marino sta approvando una serie di norme volte a una più intensa collaborazione con gli stati, che prevedono la trasparenza delle operazioni in essere all’interno del territorio, nonché un maggior scambio di informazionial fine di porre in essere un maggior numero di rapporti economici, senza i limiti derivanti dal rischio dato dall’appartenenza alla stessa.

A compimento della volontà da parte dello Stato Italiano e della repubblica di san Martino di continuare sulla strada della collaborazione, oggi stesso a Roma il dovrebbe essere firmato il protocollo di modifica contro le doppie imposizioni fiscali, per la prevenzione delle frodi fiscali, al fine di pervenire una maggior cooperazione economica e finanziaria fra i due stati.

Tale accordo, sottoscritto per la prima volta nel giugno del 2002, successivamente ampliato e modificato nel 2009, ma mai ratificato, già in prima stipula prevedeva che dal momento della firma di tale convenzione la Repubblica di San Marino sarebbe di diritto entrata a far parte della Withe list italiana degli Stati.

I punti salienti della convenzione, volta a regolare l’applicazione delle imposte sul reddito, riguardano innanzi tutto la determinazione di residenza fiscale e di stabile organizzazione. Relativamente alla residenza è residente colui che nello stato ha un’abitazione permanente, ovvero nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali). Per quanto riguarda il concetto di “stabile organizzazione”, questo designa una sede fissa di affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività; escludendo quindi i depositi o i magazzini e tutte le attività di mera intermediazione.

Un secondo aspetto di fondamentale importanza trattato nella convenzione riguarda la tassazione dei redditi da lavoro dipendente, nonché degli utili derivanti dall’esercizio di impresa. I redditi di lavoro dipendente quali salari, stipendi altre remunerazioni che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato. Mentre per gli utili di impresa vige il principio che sono imponibili nello Stato in cui l’impresa svolge la sua attività, a meno che l’impresa non svolga la sua attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata. Se l’impresa svolge in tal modo la sua attività, gli utili dell’impresa sono imponibili nell’altro Stato ma soltanto nella misura in cui detti utili sono attribuibili alla stabile organizzazione.

Vedremo …


Articolo pubblicato il 13/06/2012 in Fiscalità Estera
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Dottore Commercialista – Revisore Contabile – International Advisor Specializzato in operazioni straordinarie e di riorganizzazione societaria, ha creato una fitta rete di legami con altri Professionisti al fine di fornire una consulenza completa ed esaustiva. Membro di collegi sindacali, Curatore fallimentare per il Tribunale Civile Penale di Verona, Consulente esperto del Giudice in campo penale, è iscritto nell’elenco dei conciliatori della Camera di Commercio Industria Agricoltura di Verona.

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