Deduzione costi non di competenza: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

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Recupero a tassazione di un costo dedotto in violazione del principio della competenza. L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 87 del 28/11/2013, è intervenuta per dirimere alcuni dubbi interpretativi in merito all’ipotesi di deduzione di costi non di competenza e ripresi a tassazione.

La fattispecie entro cui si muove il chiarimento offerto dal documento di prassi si può così sintetizzare: il contribuente deduce un costo in violazione del principio di competenza; a seguito dell’attività di accertamento degli uffici, il costo indebitamento dedotto viene ripreso a tassazione e il contribuente paga la relativa imposta; a seguito di ciò, il contribuente ha la facoltà di portare in deduzione il costo nell’esercizio di reale competenza.

La circolare n. 23 del 2010 ha chiarito che, al fine di evitare la doppia imposizione sul medesimo componente di reddito, il contribuente il cui caso rientra nella fattispecie analizzata, può richiedere il rimborso della maggiore imposta versata nel periodo di corretta imputazione del costo oggetto della ripresa a tassazione.

A completare il quadro, segnaliamo anche la circolare n. 31 del 2013, che ha riconosciuto al contribuente la possibilità di rappresentare all’amministrazione finanziaria l’esistenza di componenti del reddito (costi e ricavi) non dedotti in precedenti annualità, mediante presentazione di una dichiarazione integrativa. Tale possibilità è riconosciuta per i soli periodi di imposta suscettibili di accertamento.

Quindi: se il contribuente ha erroneamente dedotto un costo non di competenza, e tale costo viene ripreso a tassazione a seguito dell’attività di accertamento, egli è chiamato a versare la relativa imposta (perchè ha inserito in dichiarazione un costo che non poteva dedurre, quindi eliminando questo costo aumenta la base imponibile fiscale e di conseguenza aumenta l’imposta da versare).

A seguito di ciò, però, il contribuente può presentare una dichiarazione integrativa, riferita ai periodi di imposta successivi a quello oggetto dell’accertamento, indicando in essa il costo da dedurre correttamente secondo il principio della competenza.

Così facendo, egli indica in dichiarazione un componente negativo di reddito in più rispetto alla dichiarazione originariamente presentata. Questo comporta la diminuzione della base imponibile e, di conseguenza, la diminuzione dell’imposta versata.

Facciamo un esempio concreto (le cifre sono arrotondate per maggiore comprensione).

Nell’anno di imposta 2010 il contribuente ha dedotto un costo non di competenza (perchè di competenza del 2011) per euro 5.000. L’esercizio fiscale 2010 si chiude con un reddito imponibile di 20.000 euro e una imposta versata di euro 6.000.

A seguito di accertamento, gli uffici finanziari non riconoscono il costo dedotto e lo riprendono a tassazione. Il reddito imponibile del 2010 sale allora a 25.000 euro e la maggiore imposta da versare è pari a 1.500 euro.

L’esercizio fiscale successivo, anno 2011, si chiude con un reddito imponibile di 50.000 euro e una imposta versata pari a 15.000 euro. Il contribuente ha però la facoltà di portare in deduzione il costo di 5.000 euro, presentando una dichiarazione integrativa. A questo punto il reddito imponibile diminuisce a 45.000 euro e l’imposta dovuta sarà pari a 13.500.

Come si vede, il contribuente ha versato una imposta maggiore rispetto a quella dovuta: egli ha la possibilità di richiedere il rimborso della maggiore imposta versata, cioè euro 1.500.

La stessa possibilità è offerta al contribuente nel caso in cui l’esercizio fiscale si chiuda con una perdita.

La risoluzione n. 87/2013 riconosce al contribuente, esplicitamente, la possibilità di portare in deduzione tale maggiore perdita o, alternativamente, di richiedere il rimborso della eventuale maggiore imposta versata.

Bisogna infatti ricordare che, ai sensi dell’art. 84 del Tuir, la perdita di un esercizio fiscale può essere utilizzata a partire dall’esercizio in cui si determina un reddito imponibile.

Ne consegue che, nel caso in cui l’esercizio di corretta imputazione del costo abbia evidenziato una perdita e questa, negli esercizi successivi, sia stata utilizzata in compensazione, il contribuente può presentare la dichiarazione integrativa inserendo la maggior perdita, sempre che non siano scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione integrativa (trattasi di integrativa a favore, quindi la scadenza è entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo).

Nel caso in cui, invece, sia già decorso il termine per la presentazione della integrativa a favore, la maggiore imposta versata (perchè non era stata conteggiata la perdita) potrà essere richiesta a rimborso entro quarantotto mesi dal versamento eccedente.

 


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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti, è iscritto all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania. Specializzato in economia aziendale, contabilità e bilancio, opera nell’ambito della consulenza amministrativa, contabile, fiscale e del lavoro. Ha maturato una notevole esperienza nell’ambito della revisione contabile, soprattutto in aziende di credito, finanziarie, assicurazioni, industriali e commerciali. Si occupa anche di contenzioso tributario ed è consulente tecnico del giudice. Dal 2013 collabora con l’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania sulle tematiche relative alla legislazione e alle politiche fiscali del territorio. Impegnato in parrocchia e nel volontariato, è attento conoscitore dei riti liturgici. Amante della musica classica, svolge anche il servizio di organista nella propria parrocchia”.

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